martedì 25 gennaio 2011

Top Songs 2010 part I

20 - HEY MARSEILLES - Rio
Un sestetto folk che viene da Seattle ci regala una ballata orchestrale  con continui cambi di registro che la rendono adorabile ed adatta per ogni risveglio mattutino col buonumore. Questi singolo aperto dal contagioso 'clap hands' riassume tutta la loro poetica musicale, una tavolozza sonora che scivola in un tripudio di fiati e cori.

19 - FYFE DANGERFIELD - Barricades
L'ex leader dei Guillemots nel suo esordio da solista inserisce un gioiellino malinconico struggente e delicato, una ballata garbata e lieve a ribadire a tutti i cuori che: The love is a barricades/ L'amore è una barricata.
Preziosa e rara come perla nel favo custodita nel fondo di un abisso.


 


18 - SMITH WESTERNS - Be my girl
Uno dei gruppi giovani più interessanti del panorama indie americano. Definiscono la loro musica una specie di garage -glam-lo-fi ma in realtà è indie-rock grezzo e ancestrale. E questa canzone sporca e lisergica è una vera leccornia per i palati fini. Da tenere d'occhio.





17 - SMILES AND FROWNS - The echoes of time
Esordiente duo dell'Arizona sospeso tra le atmosfere retrò con organi, vecchi sintetizzatori, chitarrine vintage e il folk-pop moderno. Questa delicata e dolce-amara song rievoca i bei tempi passati con un mood soffice ed ammaliante che non mancherete di adorare.





16 - THE BLACK KEYS - Tighten up
I 'fratelli' di Akron del blues-garage-punk-rock sfornano l'ennesima delizia per le nostre orecchie. Una calda e suadente rock song dalle linee morbide e conturbanti in perfetto equilibrio tra il blues d'annata e il rock contemporaneo.


 


15 - KIMBRA - Settle down
Singolo di debutto per questa giovane singer australiana che mischia il soul alla Nina Simone con le sonorità moderne e sperimentali alla Bjork con il piglio melodico di Amy Winehouse. Un brano eccelso e raffinato, conturbante ed elegante dall'anima  modern soul.





14 - JAILL - On the beat
Leggenda vuole che la celebre casa discografica indie la Sub Pop li abbia scovati in un locale di Seattle e li abbia subito messi sotto contratto. Di certo questi ragazzi hanno talento ed il loro indie surfing- revival ne è la certezza; melodie che si attaccano ai timpani e inducono all'ascolto reiterato, obiettivo che si prefigge da sempre il power-pop a stelle e strisce.





13 - ERLAND & THE CARNIVAL - Trouble in mind
Anticipato da un video coloratissimo e delizoso, la nuova creatura di Simon Tong, batterista dei The good, he bad & the queen di Damon Albarn è una sarabanda di indie pop venata di psichedelia folk irresistibile ed accessibile a tutti. 


 


12 - PORCELAIN RAFT - Dragonfly
Una delle possibile 'next big things' vengono dal Regno Unito e propongono un indie pop etereo ed intrigante di difficile definizione ma facile seduzione. Sospesi nel limbo che divide la dimensione onirica da quella reale. 


 


11 - BELLE & SEBASTIAN - I want the world to stop
La vita è una merda ammettiamolo, ma poi esce il nuovo singolo dei Belle & Sebastian e di colpo il mondo non ci sembra poi un luogo così male in fondo.
Dio benedica la Scozia e l'indie-pop! Chapeau!


 


10 - BEST COAST - When I'm with you
In vetta nella classifica stilata dal magazine musicale NME tra le 50 migliori band di questo 2010. Sole, spiaggia, costa californiana e il beach pop anni 60: questi gli ingredienti della musica dei Best Coast. Il singolo è uno spedito surf-pop che evoca i Beach Boys d'annata con ritornello appiccicoso ed annesso mini assolo nel mezzo. Estivo e vintage.


 





giovedì 13 gennaio 2011

Top Ten film 2010

10 - OLTRE LE REGOLE - The Messengers
Una delle piccole perle della stagione. Snobbato dai media, adorato nei festival e candidato a due premi oscar, il film di Oren Moverman è un film sulla guerra anomalo e straziante. La storia di due ufficiali incaricati di consegnare ai familiari delle vittime della guerra in Iraq la notizia del loro decesso, ci consegna una riflessione intima e amara sul dolore che i conflitti portano con sé. Piccole implosioni, vivido silenzio e tenere solitudini in questo splendido e fragile film.






9 - BENVENUTI A ZOMBIELAND
La commedia dell'anno. Un inatteso successo oltreoceano, da noi uscito direttamente ed inspiegabilmente per il mercato home video, già al lavoro per sequel che uscirà in 3D. Una pellicola on the road ambientata in un mondo ormai dominato dagli zombie strepitosa ed irriverente. Adatta anche a chi non ama il genere zombie-movie ma le ottime commedie. Un film che è già un cult. Imperdibile.










8 - TRA LE NUVOLE
Una tragi-commedia che riflette sulla crisi finanziaria e le sue inevitabili conseguenze.
Il figlio d'arte Jason Reitman, già autore di piccoli cult come "Thank you for smoking" e l'acclamato vincitore del festival di Roma 2008 "Juno" alle prese con la sua opera più matura convince e stupisce. Dialoghi frizzanti, sceneggiatura brillante ed interpreti impeccabili, con un Clooney in stato di grazia.










7 - L'UOMO CHE VERRA'
Il miglior film italiano dell'anno. Giorgio Diritti si conferma un talento straordinario e sensibile, firmando un piccolo capolavoro. La strage di Marzabotto, durante la seconda guerra mondiale, vista dagli occhi di una bambina scampata al massacro.
Recitato nell'antico dialetto romagnolo, il film restituisce la semplicità, i silenzi e le vite che si perdono nella storia. Senza vincitori, né vinti.
Un film necessario ed impagabile, da custodire ed amare. Per non dimenticare.






6 - IL PROFETA
Il cinema francese regala sempre grandi soddisfazioni, ma in questo caso Audiard dispensa un capolavoro, che ha concorso fino all'ultimo per l'oscar come miglior film straniero. Il racconto di formazione criminale di un giovane immigrato che in carcere è assoldato ed istruito dalla mafia còrsa, cinico e crudele. Girato divinamente con piglio realista, senza ruffianerie o sentimentalismi di parte.
Perché le prigioni sono anzitutto dentro di noi.








5 - IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI
L'argentino Juan Josè Campanella gira il film della vita. Premiato a sorpresa con l'oscar come miglior film straniero, è una storia d'amore controtendenza, senza facili allusioni o cliché sentimentali ambientato su due piani temporali distinti ma contigui. Forte di una sceneggiatura strepitosa ed una fotografia sontuosa, retto dall'interpretazione regale di Ricardo Darìn, una sorta di Matroianni sudamericano.
Una pellicola girata con la maestria dei vecchi film di una volta, robusto e indimenticabile, con un paio di sequenze memorabili, da storia del cinema.






4 - THE ROAD
Tratto dall'immenso romanzo premio Pulitzer nel 2007 "La strada" di Cormac McCarthy la pellicola narra di un padre (uno strepitoso Viggo Mortensen)  costretto a proteggere il proprio figlio in un mondo devastato da un non precisato disastro che ha spazzato via quasi ogni forma di vita sulla terra. Un racconto intimo e pregno, delicato e poetico pur nelle nefandezze che il genere umano sa produrre. Opera asciutta e cupa, silenziosa e cinica. Un film difficile, fragile ed intenso, che fa male. Come ogni cosa sublime che squarcia le nostre resistenze mettendoci a nudo.




3 - THE SOCIAL NETWORK
Non un film su Facebook, non un biopic sul suo fondatore Mark Zuckerberg, ma un film sui nostri tempi e gli anni zero.
Il miglior sceneggiatore hollywoodiano (Alan Sorkin) al servizio del regista più talentuoso (David Fincher) al lavoro con i giovani attori più interessanti del momento (Jesse Eisenberg e Andrew Garfield) producono un mix geniale e irresistibile con una pellicola in odore di oscar e pioggia di nomination. Il cult degli anni zero che sviscera le moderne inclinazioni sociali e decreta la potenza e l'influenza attuale della Rete.




2 - A SINGLE MAN
Lo stilista Tom Ford al suo esordio dietro la macchina da presa partorisce un film sublime e perfetto. Adattando per il grande schermo l'impervio romanzo di Christopher Isherwood "Un uomo solo", si cimenta in un lavoro elegante ed intenso, orchestrando con sentimento e passione il racconto dell'ultimo giorno di un uomo sopraffatto dal dolore e la solitudine, interpretato da un sontuoso Colin Firth. Ford incastra alla perfezione tutti gli elementi filmici e costruisce un ingranaggio scenico e cinematografico prezioso e soave, raro e commovente. Cinema alla sua magnifica essenza.


1 - AVATAR
Non un semplice film ma un evento. Polverizzato ogni record d'incasso il "costruttore di sogni" James Cameron porta avanti il suo percorso personale permettendo al cinema odierno di proiettarsi nel futuro digitale della terza dimensione. Ancora una volta avanza di un gradino nella scala della storia del cinema concependo un'opera straordinaria, un'impresa "divina" nel partorire e far vivere le sue creature Na'vi nel magico e bucolico mondo di Pandora, un lavoro improbo snocciolato lungo 14 anni che apre uno scorcio ed indica una nuova strada nelle possibilità artistiche della settima arte. 

martedì 4 gennaio 2011

The Tourist


Regia di Florian Henckel Von Donnersmarck
Produzione: USA, Francia 2010 01 Distribution
Sceneggiatura: Julian Fellowes, Christopher McQuarrie
Fotografia: John Seale
Montaggio: Joe Hutshing, Patricia Rommel
Scenografie: Colleen Atwood
Musiche: James Newton Howard
Genere: Thriller
Con: Angelina Jolie, Johnny Depp, Paul Bettany, Timothy Dalton
Durata: 103'


Gli ingredienti essenziali per un buon film sono vari: una splendida location, budget sostanzioso, attori internazionali di prim'ordine ed un regista talentuoso e premiato con l'oscar. Una miscela che solitamente dovrebbe essere garanzia di un prodotto di pregevole fattura, o perlomeno degno di considerazione.
Eppure Venezia, la coppia di divi inedita Depp-Jolie e il regista tedesco Von Donnersmarck - premiato con l'oscar come miglior film straniero nel 2007 con lo splendido Le vite degli altri - non sono sufficienti ad imbastire un degno (o come minimo sufficiente) remake della pellicola francese del 2005 Anthony Zimmer diretta da Jerome Salle.

Nelle intenzioni del regista teutonico vi era il preciso e lodevole tentativo di riportare in auge le vecchie pellicole giallo-rosa (Caccia al ladro o Sciarada), cercando di assemblare un blockbuster elegante dal sapore retrò con i crismi ed il piglio della narrazione moderna.
Ciò che ne viene fuori tuttavia è un enorme pasticcio cinematografico, una sorta di cinepanettone internazionale che seppur intrattiene decorosamente non riesce neanche lontanamente ad ambire alle aspirazioni cui si prefigge.
Ė un film pessimo che delude sotto ogni aspetto: dalla fotografia eccessivamente patinata da spot commerciale alle musiche scombinate e fuori luogo, passando per una regia convenzionale ed anonima ad una sceneggiatura a dir poco imbarazzante, che pur avvalendosi di due premi oscar come Julian Fellowes (Gosford Park) e Christopher McQuarrie (I soliti sospetti) non riesce a costruire quella tensione emotiva necessaria, e rimane piuttosto impantanata in inseguimenti improbabili al limite del surreale che infarciscono la pellicola di momenti comici involontari.

La due star mondiali più attese, sia per notorietà che per incassi, mettono a dura prova anche i loro fan più incalliti.
Angelina Jolie sembra quasi congelata nella sua bellezza statuaria, mentre Johnny Depp appare stralunato quanto annoiato, di certo non supportato nella caratterizzazione di un personaggio ambiguo e vuoto, oscurato dall'eleganza fascinosa e prepotente della Jolie.
Una cartolina magnifica per la splendida città lagunare di certo, che permette l'incursione ad alcuni attori nostrani di darsi un lustro evitabile, che finisce per rendere una delle pellicole più attese della stagione in quella che probabilmente si profila come la delusione maggiore.


VOTO 4


mercoledì 22 dicembre 2010

Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni


Regia di Woody Allen
Produzione: USA/Spagna 2010 Medusa
Titolo originale: You will meet a tall dark stranger
Sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: Vilmos Zsigmond
Montaggio: Alice Lepselter
Scenografie: Jim Clay
Genere: Sentimentale
Con: Naomi Watts, Anthony Hopkins, Josh Brolin, Freida Pinto
Durata: 98'






"Lavoro sempre per disperazione, per paura. Finisco un progetto e non voglio tempo libero [...] così non devo starmene seduto su una sedia a pensare in quale terribile situazione si trovano gli esseri umani." Con questa dichiarazione d'intenti Allen presenta a Cannes il suo ultimo lavoro, e ci indica la chiave di lettura delle sue ultime pellicole: il lavoro indefesso in cui si rifugia, la necessità di una routine cinematografica come via di fuga dal pessimismo comico di cui è permeato ed il cinismo che lo contraddistingue.
In quest'ottica stakanovista filmica, appare chiaro che un calo fisiologico sia ammissibile nella lunga filmografia recente del genio newyorkese, ancor di più se ciò avviene dopo l'ispirato “Basta che funzioni” che aveva rispolverato il Woody Allen d'annata con una pellicola moderna e memorabile.

Per questa nuova pellicola Allen torna nuovamente in Europa, precisamente a Londra e a settantacinque anni suonati sceglie nuovamente di raccontare le nevrosi, i turbamenti e le angosce di due coppie in crisi. La prima rappresentata da Alfie (Anthony Hopkins) e Helena (Gemma Jones) e la seconda dalla loro figlia Sally (Naomi Watts) e suo marito Roy (Josh Brolin). Tutti e quattro alle prese con nuovi amori, nuove prospettive ed una folle ed insana speranza di migliorare le proprie vite ormai in preda alla noia e la vacuità esistenziale. La nuova prospettiva alleniana indica nell'irrazionalità e nella magia la via per l'illusione di un briciolo di felicità “perché a volte le soluzioni magiche sono meglio delle medicine”.

Partendo da una citazione di uno shakespeare nichilista (“..la vita non è altro che rumore e furore. Priva di ogni sostanziale significato”) ci conduce in un intreccio narrativo che tocca i più svariati argomenti: dall'arte alla crisi creativa, dalla maternità alla vecchiaia, dal romanticismo al sesso, percorsi con la presenza stabile sullo sfondo della magia cialtronesca e la sua illusione. I temi portanti dei suoi recenti lungometraggi si ripropongono e si accavallano anche in questo lavoro, così come le scelte stilistiche e le caratterizzazioni dei personaggi, alter ego dell'autore nelle sue varie età, che sembrano stancare o non interessare lo spettatore meno smaliziato.
Ci si ritrova quindi ad oscillare tra l'appagamento e l'insoddisfazione, tra soluzioni eleganti e recitazioni impeccabili, a dialoghi poco rapaci e trama circolare monotona e senza sussulti.
Ma ciò che più appare evidente in questa pellicola è la mancanza di sarcasmo, del gusto della battuta sagace ed irriverente, un film amaro e stanco il cui confine tra farsa e tragedia è quanto mai labile, lasciando che le linee narrative si sfaldino fino ad un improvviso e leggero finale in cui la morte - il cui bel titolo originale metaforico allude (“Incontrerai uno sconosciuto alto e nero”) - aleggia sinuosa danzando sulle illusioni che sono l'unico pasto di cui possiamo cibarci in questa realtà, per avere una sensazione lieve e concreta di felicità.


VOTO 6

martedì 14 dicembre 2010

The social network


Regia di David Fincher
Produzione: USA 2010 Sony Pictures
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Fotografia: Jeff Cronenweth
Montaggio: Kirk Baxter, Angus Wall
Scenografie: Donald Graham Burt
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Genere: Biografico
Con: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake, Max Minghella
Durata: 120'





Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg), il più giovane miliardario della storia e creatore del social network più popolare ed utilizzato del globo, nel 2004 era solo un promettente studente di Harvard dalla vita sociale esigua, rifiutato da tutte le associazioni elitarie della facoltà e scaricato dalla ragazza.
In una nottata, offuscato dai fumi dell'alcool e dell'orgoglio ferito mette online tutte le foto delle ragazze dell'ateneo di Boston prelevate dall'archivio, con lo scopo di far votare le più attraenti e scartare le più abiette. I computer del campus in breve intasano la linea ottenendo un successo immediato e sorprendente. Multato per aver violato i sistemi di sicurezza dell'università l'impresa di Mark non passa inosservata: due facoltosi studenti, i fratelli Winklevoss, atleti di canottaggio, lo contattano per dar sviluppo ad una loro progetto.
L'idea non avrà seguito ma basterà a far scoccare la scintilla al geniale Mark che prendendone spunto comincerà a lavorare all'odierno Facebook. Il successo è repentino e smisurato e la battaglia legale che ne seguirà sarà spietata e senza tregua.

Questo non è un film su facebook. È bene chiarirlo subito e sgomberare il campo da probabili fraintendimenti.
Questo è un film che parla dei nostri tempi, del nuovo capitalismo americano rampante, del “new american dream” che parte dai campus universitari per conquistare il mondo, sia virtuale che reale, imprenditoria abile e scaltra ad intercettare le pulsioni ed i desideri moderni di una nuova generazione di utenti.
È la genesi di una parabola che ha modificato per sempre le nostre abitudini, la sintesi filmica di un nuovo concetto di socialità e l'analisi cinica e sfrontata di come tutto ciò sia nato e si sia potuto espandere.
Solo Aaron Sorkin (Codice d'onore/La guerra di Charlie Wilson) probabilmente il miglior sceneggiatore hollywoodiano attuale, poteva imbastire una trama così sottile e perversamente ironica, alle prese con la difficile impresa di rendere appetibile uno script complesso e potenzialmente poco cinematografico come il romanzo “Miliardari per caso – L'invenzione di Facebook” di Ben Mezrich da cui la pellicola prende spunto.
Il suo miglior pregio è quello di esser stato capace di lasciar fuori il social network ed il fenomeno sociologico derivante, per andare ad indagare il privato dei protagonisti della vicenda (giudiziaria e non) e le loro relazioni interpersonali con un film “verboso”, poggiato su dialoghi memorabili e brillanti, concentrando lo sguardo sulle dinamiche che hanno prodotto la piattaforma sociale che ha sconvolto la rete ed il globo.

Dal suo canto David Fincher si conferma uno dei maggiori registi della sua generazione, dopo l'exploit con Seven, Fight Club, The Game e Zodiac e qualche passo falso come Panic Room o il recente Il curioso caso di Benjamin Button, torna ai livelli che gli competono grazie ad una regia moderna e dinamica, abile a destreggiarsi tra i vari piani temporali della vicenda e non rimanere impelagato nell'uso massiccio di dialoghi che forma la struttura portante della sceneggiatura di Sorkin.Bravo ad adottare il punto di vista di tutte le parti coinvolte senza trappole retoriche e smarcarsi dal legal-drama virando verso una sorta di thrilling sentimentale.
Tra gli attori Jesse Eisenberg (Adventureland/Benvenuti a Zombieland), il nuovo astro nascente degli Studios, qui dà conferma delle sue doti interpretative con un ruolo non facile, tutto giocato sul contenimento e sulle sfumature, così come l'altro golden-boy Andrew Garfield, che interpreta l'amico e co-fondatore Eduardo Saverin e sarà il nuovo protagonista del reboot di Spiderman, anch'esso convincente e perfetto nella parte, quanto il sorprendente Justin Timberlake a suo agio nei panni del dirompente Sean Parker, creatore di Napster e spauracchio dell'industria musicale.
Una menzione particolare anche alla cupa e ammaliante colonna sonora del duo Trent Reznor-Atticu Ross.

Un film dei nostri tempi, che sviscera nelle moderne inclinazioni sociali, che sottolinea una volta per tutte quanto la vita in rete abbia la stessa rilevanza di quella reale, ormai un segno tangibile ed incontrovertibile del nuovo decennio.


VOTO 7,5





giovedì 25 novembre 2010

Once


Regia di John Carney
Produzione: Irlanda 2006 Sacher distribuzione
Sceneggiatura: John Carney
Fotografia: Tim Fleming
Scenografie: Tamara Conboy
Montaggio: Paul Mullen
Musiche: Glen Hansard, Marketa Iglova
Genere: Drammatico, Musicale
Con: Glen Hansard, Marketa Iglova
Durata: 90'





A Dublino c’è un ragazzo che si esibisce per le vie del centro con la sua chitarra, di sera quando la gente si dirada, intona le propria ballate d’amore e viene notato da una ragazza straniera che vende rose. Da questa semplice ed apparentemente esile trama, si dipana una storia romantica e leggera tra un musicista di strada ed una pianista dell’est che dura solo l’arco di qualche giorno.
E’ insolita la scelta di un film che parla d’amore scegliendo con tratto minimale e documentaristico di farlo principalmente attraverso la musica, creando una sorta di musical atipico.

John Carney ci regala questo piccolo gioiello cinematografico narrando una vicenda che ha molti tratti autobiografici, e nel quale la colonna sonora diviene anche sceneggiatura, instaurando un legame accattivante ed imprescindibile tra storia e musica, lasciando a quest’ultima spesso la priorità di accompagnare le situazioni più coinvolgenti, riuscendo a caricarle emotivamente ed a descriverle in maniera più incisiva che con le parole.
Le riprese son state fatte con la macchina da presa a mano, con l’uso di luci naturali anche di notte,le inquadrature risultano naturali l’obiettivo con discrezione non aggredisce mai l’intimità che s’instaura tra i protagonisti,quasi a non voler rompere l’incantesimo o disturbare.
Il regista irlandese si avvale della convincente prova attoriale del muscista Glen Hansard, frontman di una band dublinese nella quale militava anche anch’egli: i The Frames, e Marketa Iglova anche lei musicista, entrambi attori non professionisti.
Stupisce ed emoziona questo pellicola costata solo 100.000 euro, in selezione al Sundance Festival,e capace di vincere un Oscar per la migliore canzone originale “Falling slowly”.
Si crea un’alchimia delicata e sincera tra note ed immagini, che inebria e culla lo spettatore consegnando al silenzio tutta la poesia e la malinconia di due solitudini che s’incontrano, si sfiorano e si abbandonano.


VOTO 8







lunedì 15 novembre 2010

Last Night


Regia di Massy Tadjedin
Produzione: USA 2010 Gaumont
Sceneggiatura: Massy Tadjedin
Fotografia: Peter Deming
Montaggio: Susan E. Morse
Musiche: Clint Mansell
Genere: Drammatico
Con: Keira Knightley, Eva Mendes, Sam Worthington, Guillame Canet
Durata: 92'






Joanna (Keira Knightley) è una scrittrice in crisi d'ispirazione dopo il suo primo romanzo ed è sposata da quattro anni con Michael (Sam Worthington) che progetta ristrutturazioni di immobili commerciali. La loro è una vita agiata e felice che dividono in un lussuoso appartamento di Manhattan, durante una cena di lavoro Joanna conosce l'avvenente collega di suo marito, Laura (Eva Mendes) i cui sorrisi e sguardi fugaci per Michael non passano inosservati. Una volta rincasati tra i due nasce una discussione animata attenuata solo qualche ora più tardi da una colazione distensiva che sembra placare le incomprensioni alla vigilia di un importante viaggio di lavoro di Michael che lo terrà impegnato per qualche giorno. Il giorno seguente metterà alla prova il loro matrimonio e le loro certezze, Joanna infatti per caso incontra un suo vecchio amore, Alex (Guillame Canet) mentre Michael è alle prese con il fascino avvenente di Laura e le sue avances; ognuno dovrà fare i conti con i propri sentimenti percorrendo delle scelte che potrebbero mettere a repentaglio la loro relazione.

Il film dell'esordiente regista irano-americana Massy Tadjedin - che ha aperto il Festival del cinema di Roma – è un raffinato e tortuoso sguardo sulla tematica classica dell'infedeltà coniugale. E' un film fatto di immagini e silenzi, di tonalità e primi piani che privilegia l'aspetto visivo, forte di un décor elegante a discapito di una sceneggiatura che seppur intrigante manca di impeti e coraggio, accontentandosi delle comodità seducenti dei cliché.
Eppure la messa in scena del mal d'amour contemporaneo è sontuosa, intima ed intrigante. 
Mossa su due piani narrativi le vicende ed i tradimenti ci appaiono per ciò che sono, senza giudizi morali o particolari prese di posizione; le situazioni sono costruite lentamente e con dovizia, a volte con eccesso di zelo forse, dilatando e frammentandone il ritmo per privilegiare le atmosfere.
L'utilizzo della macchina da presa della Tadjedin è sinuoso, con una particolare predilizione per i primi e primissimi piani che imprimono una profondità emotiva di gran lunga maggiore che nei dialoghi o nelle sequenze descrittive. La regista sembra accarezzare i suoi personaggi, li accompagna adagio nei loro percorsi e nelle loro scelte cercando di appropriarsi delle sensazioni e le emozioni, del pathos sottile che sciorinano le due vicende, lasciando allo spettatore il compito di giudicarne i comportamenti ed immaginarsi le conseguenze che comporteranno le scelte di una notte.
E' un film introspettivo e sospeso, emotivo più che cerebrale così come lo è ogni tradimento, che va ad indagare tra le pieghe nascoste del desiderio e delle relazioni cercando di narrare un tema classico con piglio e sensibilità contemporanea.
Seducente.

VOTO 7