martedì 10 novembre 2009

Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo


Regia di Terry Gilliam

Titolo originale: The Imaginarium of Doctor Parnassus

Produzione: Francia, Canada 2009 Moviemax

Sceneggiatura: Terry Gilliam

Montaggio: Mick Audsley

Fotografia: Nicola Pecorini

Musiche: Jeff Danna, Michael Danna

Genere: Fantastico

Interpreti: Christopher Plummer, Heat Ledger, Lily Cole, Jude Law, Johnny Depp, Colin Farrell, Tom Waits

Data di uscita: 23/10/2009

Durata: 122’





Il dottor Parnassus (Christopher Plummer) gira con il suo stravagante carrozzone insieme alla giovane figlia Valentina (Lily Cole) mettendo in scena uno spettacolo itinerante particolare, che permette a chiunque oltrepassi la soglia del suo specchio magico di vivere una realtà sognante frutto della propria mente.

Il diabolico Mister Nick (Tom Waits) però è deciso a riscuotere il suo tributo; a seguito di un patto stabilito con Parnassus infatti, in cambio dell’immortalità si sarebbe assicurato l’anima di sua figlia al compimento del sedicesimo anno d’età.

Sarà il bel misterioso Tony (Heath Ledger/JudeLaw/Johnny Depp/Colin Farrell) ad entrare nell’immaginifico mondo dello specchio del dottor Parnassus e cercare di salvare l’anima della dolce Valentina.

Il nuovo lavoro del visionario Terry Gilliam verrà ricordato soprattutto perché contiene l’ultima interpretazione di Heath Ledger, morto durante le riprese e sostituito dal trio Depp/Farrell/Law, amici dello sfortunato interprete australiano, nonché per le solite difficoltà che da sempre funestano il regista per portare a termine i suoi progetti (su tutti il naufragato kolossal sul Don Chisciotte, poi confluito nel documentario Lost in La Mancha, che narra proprio la sterminata serie di inconvenienti di una pellicola mai uscita).

Gilliam è uno di quegli autori che divide le platee, sin dagli esordi considerato genio incompreso o inconcludente visionario, osannato dalla critica ma snobbato al botteghino dal grande pubblico. La sua idea di cinema ha saputo abbattere i limiti della razionalità facendola combaciare spesso con l’inconscio sognante e spingersi sempre più oltre, dal capolavoro Brazil, al flop de Il Barone di Munchausen, dal folle Paura e delirio a Las Vegas fino al durissimo Tideland ha sempre dimostrato di essere un egregio manipolatore d’immagini nonché un eccezionale direttore d’interpreti.

Quest’ultimo lavoro rappresenta il sunto cinematografico della poetica di tutta l’opera dell’ex Monty Python, eccentrico ed espressivo, barocco e colorato, il mondo di Gilliam ti trasporta in un turbinio d’immagini suggestive ed ammalianti, lo specchio è il confine che divide la realtà da un mondo seducente fatto della materia stessa dei sogni, così come lo è il suo cinema, ed il dottor Parnassus, alter ego evidente dello stesso regista, ci conduce nei meandri della sua mente popolata di paesaggi immaginari ed atmosfere evocative dando l’occasione di esprimere tutto il suo talento pittorico seducendoci con la forza onirica delle sua personale rilettura del mito del Faust.

Nonostante la bravura degli interpreti però - sui si erge un maestoso Plummer ed un sorprendente Waits – il plot narrativo appare scarno e privo di attrattiva, non riuscendo a caratterizzare a dovere i suoi personaggi scevri del pathos necessario che giustifichi le loro azioni, nonostante il fascino che pur riescono ad esercitare.

Innestando una simile impalcatura visiva senza un sostegno narrativo che lo supporti a dovere, Gilliam vanifica le potenti suggestioni scenografiche, non riuscendo a calibrare il coordinamento tra immaginazione e sceneggiatura e finisce per frasi travolgere dalla materia visiva che avrebbe dovuto gestire, facendo venire meno quella lucidità espressiva che caratterizzavano i suoi lavori più riusciti.


VOTO 5,5


mercoledì 4 novembre 2009

Vaccinati tu!


Si discute ormai quotidianamente sulla possibilità o meno di vaccinarsi contro questa temuta quanto sconosciuta influenza A H1N1 conosciuta come influenza suina, ma ci sono alcune questioni che gettano più di un dubbio circa la possibilità o meno, non essendo obbligatoria, di avvalersi di questo vaccino. Ad esempio:

Perchè dovrei vaccinarmi quando per primo il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio ha dichiarato che non lo farà?

Perchè dovremmo vaccinarci quando 6 medici su 10 non hanno alcuna intenzione di farlo, ed in Francia, Gran Bretagna, Canada e Israele in numero dei No è anche superiore??

Perchè nessuno dice che nel 1976 negli USA fu fabbricato un vaccino simile che poi diede luogo a casi di una grave malattia neurologica, la sindrome di Guillan-Barrè??


Perchè le case farmaceutiche hanno fatto firmare ai governi contratti capestro in cui i produttori non sono perseguibili per eventuali danni collaterali, ma addirittura saranno risarciti in caso di danni causati a terzi??

Dovrei vaccinarmi nonostante la Corte dei conti, controllando il contratto italiano, ha sollevato interrogativi, ad esempio sull'articolo 9.3 del contratto che prevedeva di pagare a Novartis 24 milioni di euro anche se il prodotto non avesse avuto l'autorizzazione all'immissione in commercio??
Chiarmenti che non avremo mai perchè la stessa Corte conclude che "vista la somma urgenza dell'intervento, non procederà alla disamina dei punti sollevati dall'ufficio controllo".

Dovremmo vaccinarci nonostante il referente per le vaccinazioni dell'Associazione culturale pediatri affermi che nelle dosi attuali del vaccino potenziato Focetria della Novartis contiene un adiuvante, l'MF59, potenzialmente pericoloso, e che servirebbero altri dati sulla sua sicurezza?? Mentre in America si è deciso di non mettere questi vaccini potenziati con gli audiuvanti??

Ma soprattutto, nelle confezioni multidose di vaccino vi è contenuto il Thiormesal, un sale di mercurio che già nel 2000 la Food and Drug Administration chiese di togliere perchè potenzialmente tossico, dobbiamo vaccinarci tranquilli lo stesso??

E po,i non lo dice anche il testimonial Topo Gigio che l'influenza A è solo una normale influenza??


(Fonte:L'Espresso)

martedì 27 ottobre 2009

Up


Regia di Pet Docter

Titolo originale: UP

Produzione: USA 2009 Walt Disney

Sceneggiatura: Bob Peterson

Montaggia: Kevin Nolting

Fotografia: Florian Ballhaus

Musiche: Michael Giacchino

Genere: Animazione

Interpreti: Edward Asner, Christopher Plummer, Jordan Nagai, Bob Peterson

Data di uscita: 15/10/2009

Durata: 104’






Il decimo film d’animazione targato Pixar dopo i fasti sulla croisette, resi dall’onore di aprire la prestigiosa kermesse cinematografica di Cannes, (prima volta in assoluto per un lungometraggio animato) ed i record d’incassi oltreoceano, esce finalmente anche nelle nostre sale l’ultimo gioiellino distribuito dalla Disney ed adattato per l’occasione in 3D: scelta quanto mai necessaria, dettata sia dal ritorno in auge della terza dimensione, soprattutto dopo i successi di Mostri contro Alieni e Viaggio al centro della Terra, quanto dalla scelta della Disney, che su questo supporto d’intrattenimento punta con decisione come dimostrano i futuri progetti in uscita.

Siamo abituati ormai quando si tratta della Pixar, ad aver a che fare con prodotti dall’altissimo pregio tecnico nonché culturale, e quando pensavamo che con quel piccolo capolavoro rappresentato da Wall-E si fosse raggiunto l’apice cinematografico e filosofico per un prodotto d’animazione, rasentando la perfezione, arriva questo nuovo e prezioso lungometraggio a far gridare nuovamente al miracolo e ad alzare nuovamente, dopo dieci anni successi, l’asticella delle possibilità, in un connubio perfetto tra lacrime e risate, sintesi totemica e naturale della settima arte.

Diretto magistralmente da Pet Docter, già candidato all’Academy Award per lo splendido Monster&Co. e sceneggiato da quel genio di Bob Peterson, UP narra le vicende di un vecchio venditore di palloncini, Carl Fredriksen (che ricorda la fisicità di Spencer Tracy ed il caratteraccio buono alla Walter Matthau), che rimasto un inconsolabile vedovo decide di coronare il sogno di una vita condiviso dalla sua indimenticata moglie Elle: andare a vivere nel bel mezzo della foresta pluviale, accanto alle bellissime e desiderate Cascate del Paradiso. Per fare ciò attacca migliaia di palloncini alla sua umile dimora che staccandosi in volo comincia il suo straordinario viaggio dirigendosi verso il tanto agognato sud America. Tutto sembra filare liscio, fino a quando il vecchio Fredriksen non avrà una piccola sorpresa: il suo viaggio dovrà condividerlo con un giovanissimo aspirante esploratore di nome Russell, deciso più che mai a guadagnarsi la spilletta d’onore per l’assistenza agli anziani.

Il primo quarto d’ora è puro capolavoro di poesia cinefila, girato con tocco delicato e malinconico e sottolineato soltanto dalla splendida partitura ad opera del compositore Michael Giacchino, il regista si prende tutto il tempo necessario a costruire le magiche atmosfere classiche “chapliniane“ già viste nel sopraffino incipit di Wall-E, riuscendo nella difficile impresa di costruire un arco narrativo intenso in pochi minuti ed in totale assenza di dialoghi, capace di imprimere sin dalle prime battute una forte carica emotiva alla storia narrata ed alla psicologia e le conseguenti motivazioni dei personaggi che costituisce la base che sorreggerà la pellicola.

La seconda parte risulta più frizzante e canonica, con situazioni divertenti dai perfetti tempi comici e battute fulminanti, con la riuscita citazione dei classici film avventurosi targati Disney, risultando un film a più livelli di registro, ognuno dei quali costruito su più strati, capaci si commuovere e divertire un ampio target di pubblico, sia gli adulti quanto i più piccoli, seppur con percezioni differenti, che rappresenta da sempre la filosofia Pixar ed è alla base dei suoi successi.

Da sottolineare l’utilizzo del 3D, dove la profondità di campo permette di avere un punto di vista interno, riscattandosi da banale trucchetto visivo ad elemento espressivo funzionale al racconto, risultando attualmente il miglior prodotto tridimensionale.

UP è un piccolo capolavoro perché sa fondere con leggerezza ironia e dolcezza come si conviene ad ogni storia indimenticabile, per l’originalità dello script, la ricchezza delle sfumature e dei sottotesti psicologici, l’invenzione visiva e la spettacolarità che sottendono alla Meraviglia.


VOTO 8

mercoledì 14 ottobre 2009

Un amore all'improvviso - The Time Traveller's Wife -


Regia di Robert Schwentke

Titolo originale: The Time Traveler’s Wife

Produzione: USA 2009 01 distribution

Sceneggiatura: Bruce Joel Rubin

Montaggio: Tom Noble

Fotografia: Florian Ballhaus

Musiche: Mychael Danna

Genere: Sentimentale

Interpreti: Eric Bana, Rachel McAdams, Ron Livingstone

Data di uscita: 02/10/2009

Durata: 112’




Henry (Eric Bana) è il marito della splendida Clare (Rachel McAdams) ed il loro rapporto sarebbe idilliaco se non fosse duramente condizionato a causa di un difetto genetico particolare di Henry che lo fa viaggiare continuamente nel tempo, sia avanti che indietro, senza controllo né preavviso. Nonostante questo insolito particolare, i due cercheranno di costruirsi una vita insieme, cercando di abbattere le barriere dello spazio e del tempo.

Tratto dal best seller “La moglie dell’uomo che viaggia nel tempo” di Audrey Niffenger e sceneggiato per il grande schermo da Bruce Joel Rubin, già premio Oscar per Ghost, la pellicola - come al solito dal titolo orribilmente deturpato dalla traduzione italiana - si presenta come un film romantico di fantascienza, genere affascinante quanto impervio, abbondantemente saccheggiato da Hollywood.

Il regista tedesco Robert Schwentke, dopo l’infelice esordio con il thriller Flightplane, ci riprova con questo ambizioso quanto improbabile lungometraggio, cercando di coniugare l’iperdosaggio emotivo sciorinato nella storia d’amore con i continui slittamenti spazio-temporali del protagonista, riuscendoci solo in parte, in quanto non riesce a gestire in maniera efficace e verosimile il ritmo narrativo, il tutto condito da una regia confusa e pretenziosa di stampo televisivo.

Lo script, incomprensibile oltreché inverosimile, punta tutto sul feeling dei due protagonisti, che reggono efficacemente il gioco scenico con la bellissima quanto talentuosa Rachel McAdams (che vedremo nel prossimo Sherlock Holmes di Guy Ritchie) e con il corpulento Eric Bana, (Hulk / Munich) risultando una coppia convincente e ben assortita.

La miscela del melodramma con derive esoteriche coinvolgerà certamente il pubblico dalla lacrima facile, nonostante pasticci con i paradossi delle fantascienza, incentrando la focalizzazione sulla tematica relazionale che conduce gradualmente lo spettatore verso il commovente (e scontato) epilogo di un amore che non ha tempo.



VOTO 6