lunedì 19 novembre 2012

007 - Skyfall


Regia: Sam Mendes
Distribuzione: Warner Bors Pictures
Sceneggiatura: Neal Purvis, Robert Wade, John Logan
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Stuart Baird
Costumi: Jamie Temime
Scenografie: Dennis Gasner
Musiche: Thomas Newman
Con: Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Bérénice Marlhoe,
Ben Wishaw, Naomie Harris, Albert Finney
Durata: 143'








Quando l’ultimo incarico di James Bond (Daniel Craig) si conclude tragicamente e viene resa pubblica l’identità di molti agenti sotto copertura in tutto il mondo, l’MI6 viene attaccato, costringendo M (Judi Dench) a cambiare la sede dell’agenzia.
Questi avvenimenti fanno sì che l’autorità e la posizione di M siano contestate da Mallory (Ralp Phiennes), il nuovo direttore dell’Intelligence and Security Committee.
L’MI6 è minacciato sia dall’esterno che dall’interno e M ha un unico alleato su cui contare, Bond, aiutato solo da un agente sul campo, Eve (Naome Harris), incaricato di rintracciare il misterioso e letale Silva (Javier Bardem), di cui nessuno conosce ancora le vere motivazioni.

E siamo arrivati a ventitré film per la saga più longeva della storia del cinema che cade (non a caso) nell'anno del 50° anniversario dall'inizio della serie e per l'occasione la macchina produttiva guidata dalla figlia d'arte Barbara Broccoli e Michael G. Wilson
fanno le cose ancora più in grande, alzano ancora una volta l'asticella del livello della saga circondandosi di un team di lavoro che comprende le eccellenze del campo tecnico nonché alcuni tra i migliori artisti del mono del cinema in circolazione.

A tirare le fila del gigantesco meccanismo cinematografico incentrato sulle storie del mitico agente segreto nato dalla penna di IanFleming viene chiamato uno dei migliori autori del cinema hollywoodiano contemporaneo, quel Sam Mendes, regista premio oscar, che riazzera la saga e riporta James Bond a riannodare le fila del proprio passato
definitivamente, in quell'escursus personale inaugurato dal primo film della 'nuova' saga del Bond interpretato da Daniel Craig nel 2007 con CasinòRoyale, e porre le basi per l'inizio di una nuova era bondiana di stampo autoriale.
Grazie al nerbo sicuro ed esperto in fase di sceneggiatura degli storici Neal Purvis e Robert Wade coadiuvati dalla new entry proveniente dal teatro John Logan, che ha impreziosito i dialoghi di un'intensità emotiva particolare, scollando sempre più di dosso dal progetto il cliché che vuole la trama come un semplice pretesto per gli effetti speciali. 
Ciononostante il ventitreesimo capitolo delle avventure dell'agente segreto più famoso al mondo ha tutti i crismi che un film di genere targato Bond deve avere: azione mozzafiato, cattivi micidiali, bellissime bond girls, location esotiche, l'Aston Martin DB5, lo smoking impeccabile di 007 ed infine una colonna sonora indimenticabile questa volta interpretata dalla star della musica inglese Adele.
Ovviamente un film di James Bond non è mai solo un insieme di tessere di un puzzle; tutti questi elementi – come il gin e il vermouth, agitati, non mescolati – devono essere al servizio di una storia. Ed è merito di Sam Mendes aver saputo combinare il tutto, dirigendo con impeccabile precisione sia i momenti d'azione che quelli più pacati ed introspettivi di personaggi scandagliati fino all'osso, ricchi di sfumature e permeati da un'amarezza e un leggero disincanto mai sino ad ora sondati se non su carta nei libri di Fleming.
Il leit-motive dell'intera pellicola verte sulla dicotomia passato-moderno, con una miriade di raffinati rinvii ai vecchi episodi omaggiati con sottile ironia innestando al contempo un' attitudine sociale incentrata sul mondo contemporaneo e lo sguardo fisso sul futuro della serie e le sue nuove potenziali prospettive.

Mendes gioca e si diverte sapientemente con il materiale di un'epopea che sembrava al crepuscolo facendola risorgere come il suo Bond nella pellicola, che passa tutto attraverso il corpo, i muscoli e la faccia di Daniel Craig ormai definitivamente assurto come l'unico Bond cinematografico possibile e forse il migliore di sempre.



VOTO 7,5


martedì 6 novembre 2012

TED


Regia: Seth MacFarlane
Produzione: Universal Pictures
Sceneggiatura: Seth MacFarlane, Alec Sulkin, Wellesley Wald
Fotografia: Michael Barrett
Montaggio: Jeff Freeman
Scenografie: Stephen J. Lineweaver
Musiche: Walter Murphy
Con: Mark Wahlberg, Mila Kunis, Seth MacFarlane, Giovanni Ribisi
Durata: 106'










John Bennet è un bambino solo e impopolare, la notte di natale riceve in regalo un orsacchiotto di peluche che battezza Ted, un surrogato di quell'amico che ha sempre desiderato e tale è la forza del bimbo affinché il suo confidente di pezza possa parlare che il miracolo avviene e Ted prende vita divenendo persino una celebrità dell'epoca.
Trent'anni dopo i due sono ancora amici inseparabili, coinquilini dediti all'alcool, marijuana e telefilm anni 80 ma questo stile di vita scellerato e immaturo mette a repentaglio la relazione che John (Mark Wahlberg) da qualche tempo ha instaurato con la splendida Lori (Mila Kunis).
La sua girlfriend arriverà a porlo dinanzi ad un ultimatum terribile: abbandonare il suo teddy bear e crescere, oppure rinunciare per sempre a lei e il loro futuro insieme.

SethMacFarlane è il celebre autore di serie d'animazione cult come I Griffin, American dad e The Cleveland show che come MattGroening con i suoi Simpons e Trey Parker con l'iconosclasta SouthPark prima di lui hanno rivoluzionato la cultura televisiva, soverchiandone i cliché , spazzando via le convenzioni ed abbattendo molti tabù all'insegna del politicamente scorretto.
Ora effettua il grande passo sul grande schermo con una sceneggiatura originale che mantiene il suo caratteristico stile feroce e ricco di trovate volgari e geniali seppur innestandosi all'interno di una narrazione estesa che a tratti reprime questa verve dissacrante per piegarsi alle logiche narrative hollywoodiane. Ed è proprio qui che la pellicola paga dazio.
Infatti se da un lato abbiamo una prima parte esplosiva, piena di gag incalzanti e con un ritmo sostenuto, grazie soprattutto alla la capacità dell'insolito duo Mark Wahlberg/Ted (la cui voce originale è proprio di MacFarlane) di affiatamento ed empatia ai massimi livelli. Dall'altro lato invece fa' da contraltare una seconda parte lenta e farraginosa, che s'inceppa tra i meccanismi arrugginiti della rom-com perdendo e sfilacciando spesso i fili della vicenda che sino ad allora si era rivelata scoppiettante e profondamente scorretta, finendo per procedere verso binari buonistici tipici da happy ending come se la produzione avesse calcato la mano e costretto la sceneggiatura a imbarcarsi verso i lidi sicuri del lieto fine.

Detto questo c'è da dire che la commedia ha molte frecce al suo arco ed in tempi magri per il genere (per intenderci è il genere di film che i padri della commedia scorretta, i fratelly Farrelly non faranno mai più) la creatura di MacFarlane - che ha spopolato al box office americano in estate e si è difesa egregiamente anche da noi - è una gradita sorpresa, oltreché un memorabilia e un tributo alla cultura pop anni 80 (nintendo, star wars, flash gordon), rinverdisce una formula narrativa abusata che sembrava al capolinea donandogli un nuovo slancio e ulteriori possibilità narrative che accogliamo come manna dal cielo in attesa di una seconda prova più coraggiosa, cattiva e robusta e conoscendo il geniaccio americano possiamo aspettarci di tutto.
Nel frattempo attenderemo la notte dei prossimi oscar che sarà diretti e presentata da lui e sarà l'ennesimo banco di prova e un'occasione ghiotta dinanzi al grande pubblico da sfatare e dissacrare.


VOTO 7

venerdì 5 ottobre 2012

Le serie tv da non perdere 2012

HOMELAND - Caccia alla spia  @trailer

La miglior serie Thriller che racconta l'America post 11 settembre fresca trionfatrice agli ultimi Emmy Award 2012 con cinque statuette tra cui miglior serie drammatica, e migliori attori protagonisti, la coppia Claire Danes e Damian Lewis. La Danes interpreta Carrie Mathison, ufficiale della CIA convinta che il marine Nicholas Brody (interpretato da Damian Lewis), che fu detenuto da Al-Qaeda come prigioniero di guerra, faccia parte di una cellula dormiente e che sia un rischio per la sicurezza nazionale.Politicamente risonante, emotivamente straziante e avvincente da guardare a ritmo di jazz malinconico.


 NEW GIRL@trailer

Una delle miglior sit-com in circolazione che fa leva tutta sull'estro e la simpatia travolgente dell'attrice e musicista indie Zooey Deschanel che interpreta la stravagante e Jessica "Jess" Day, che dopo l'improvvisa rottura con il suo storico fidanzato si ritrova a dividere l'appartamento con tre ragazzi sconvolgendo le loro giornate con il suo umorismo e la sua imprevedibilità. Nomination ai Golden Globe 2012 come miglior serie commedia e miglior attrice per una serie commedia.





THE GAMES OF THRONE - Il trono di spade@trailer

Una delle serie di culto, tratto dal ciclo di romanzi fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin campione d'ascolti negli USA e in Italia. Ambientazione fantasy, attori formidabili, dettagli accurati, intrighi, sangue e sesso a iosa in uno script non banale ricco di suspense e colpi di scena  la decretano tra le migliori serie della stagione. Adatto anche ai non amanti del genere.










venerdì 10 agosto 2012

Un amore di gioventù


Regia: Mia Hansen-Løve
Distribuzione: Teodora Film
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Marion Monnier
Scenografie: Mathieu Menut
Costumi: Bethsabée Dreyfus
Con: Lola Creton, Sebastian Urzendowsky, Magne Havard-Brekke
Durata: 110'









Camille (Lola Creton) ha 15 anni, Sullivan (Sebastian Urzendowsky) 19. Il loro amore, nato durante l’estate, è intenso e passionale, ma Sullivan parte per il Sudamerica e Camille si ritrova sola. Gli anni passano e la ragazza non sembra riuscire a dimenticare, finché non conosce un maturo architetto di cui diventa assistente e amante. Ma proprio quando tutto sembra andare per il meglio, Sullivan si riaffaccia nella sua vita...

L'estate è un periodo sterile per il botteghino ma assai florido per recuperare ed assaporare le piccole pellicole indipendenti come questo gioiellino francese che in altri periodi dell'anno avrebbe avuto difficoltà ad emergere nel vasto oceano di uscite cinematografiche.
Un amour de jeunesse” (questo il titolo originale) è il terzo film della giovane regista parigina, classie 1981, Mia Hansen-Løve - che abbiamo imparato ad apprezzare con il suo precedente lavoro “Il padre dei miei figli” - che conclude una sorta di trilogia della separazione nata spontaneamente.
La cineasta francese ha quel tocco ispirato e poetico, quel dono di saper raccontare splendidamente le storie d'amore. La passione, il dolore, la confusione, la vitalità e l'amarezza sono dipanate con agevole maestria traendo linfa dalla lezione del cinema d'autore classico francese, nouvelle vague in primis. Non faticheranno i cinefili più scaltri a scovare gli omaggi a Godard (nei titoli di testa) Rohmer (nei pedinamenti e l'indagine amorosa) Bresson ( e la sua contemplazione dell'invisibile) e l'immancabile Truffaut ( lo sguardo ad altezza di fanciullo).
La Hansen-Løve affresca con delicatezza l'amore fou giovanile con devozione e passione, dipinge i paesaggi alla Monet con le sue inquadrature, e accarezza i volti acerb e innocenti dei due protagonisti immersi in un'atmosfera votata al realismo, che traspare dalla fotografia, i dialoghi particolareggiati e il sonoro dell'ambiente.
Un film sincero, tenero e vibrante che procede con soffusa reticenza, senza colpi di scena, senza dramma, ma con un turbinio leggero di emozioni soffocate e languide che galleggiano ina una sorta di tempo sospeso, una sorta di presente atemporale in cui i personaggi si muovono e si evolvono, come se fossero filtrati dalla patina del ricordo.
Una storia romantica, un racconto di formazione amorosa che sembra appartenere ad una altra epoca, una meraviglia per gli occhi ed il cuore, nonché l'ennesimo splendido film francese.

VOTO 7,5

mercoledì 6 giugno 2012

In Time


Regia: Andrew Niccol
Distribuzione: Medusa
Sceneggiatura: Andrew Niccol
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Zach Staenberg
Scenografie: Vlad Bina
Musiche: Craig Armstrong
Costumi: Sarah Akhteh
Con: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Olivia Wilde, Johnny Galecki
Durata: 109'








Il tempo è danaro” recita un vecchio adagio ma se davvero in un futuro prossimo l'intero sistema economico e sociale si basasse sul tempo come moneta?
E' questo l'intrigante incipit da cui parte il regista e sceneggiatore di culto Andrew Niccol, autore dello script di The Truman show e dietro la macchina da presa nei film cult Gattaca – La porta dell'universo e Lord of War, che dopo sei anni d'assenza torna con un nuovo action-movie futuristico in cui le realtà manipolate e l'antropologia fantascientifica, suoi temi dominanti, vengono riproposte sullo schermo all'interno di una società futuribile in cui l'umanità è sottoposta ad una "struggle for life" frenetica e inquietante .
Questa volta sceglie come protagonista la stella del pop Justine Timberlake che interpreta l'intrepido Wills Salas, un giovane abitante di un futuro distopico in cui il gene dell'invecchiamento è stato debellato. Allo scattare del venticinquesimo anno d'età si smette d'invecchiare e sul braccio di ognuno appare un countdown con i giorni, le ore e i minuti che mancano alla fine della propria esistenza. Will abita con la madre in un quartiere povero in cui la corsa alla sopravvivenza è giornaliera, ogni mattina ha solo 22 ore per lavorare e cercare di guadagnarsi altro tempo prezioso per vivere ancora un giorno. A qualche miglio di distanza pero' c'è la società perfetta dei miliardari di New Greenwich con all'attivo centinaia di anni e più da spendere che ambisce all'eternità e vive giornate oziose lontane da pericoli per timore di perderla.

All'interno di una società futuribile e una divisione architettonica rigorosa degli spazi, Niccol s'interroga nuovamente sul destino dell'umanità, in cui smettiamo di essere persone e diventiamo merce, scambiabile e trattabile nel mercato della vita. Come già nel suo piccolo capolavoro sci-fi di qualche anno fa, Gattaca, la società è suddivisa in due classi, i poveri mortali e i ricchi immortali, scartando l'ipotesi di superiorità genetica per propendere verso quella socio-economica come disuguaglianza sociale. Lo spunto di partenza è stimolante e conturbante ma il risultato finale non è all'altezza delle aspettative. I contenuti etici, morali ed estetici non vengono approfonditi a dovere a discapito di una spettacolarizzazione eccessiva e a volte perfino fuori luogo. Nel dipanarsi la storia perde mordente ed originalità cadendo nel convenzionale e nella prolissità avvitandosi su sé stesso con conseguente prevedibilità dello sviluppo narrativo che alla lunga risulta farraginoso e asettico.
Justin Timberlake e Amanda Seyfried dal canto loro non hanno il carisma e l'appeal necessario per reggere la pellicola e contribuire a dare spessore alla psicologia dei personaggi.
Quella che poteva ambire a diventare una nuova pellicola di culto di genere si rivela un ordinario film d'intrattenimento di fantascienza, come un amante gentile che seduce, illude ed abbandona presto.


VOTO 6

giovedì 17 maggio 2012

Young Adult


Regia: Jason Reitman
Produzione: Paramount Pictures
Sceneggiatura: Diablo Cody
Fotografia: Eric Steelberg
Montaggio: Dana E. Glauberman
Scenografie: Kevin Thompson
Musiche: Rolfe Kent
Costumi: David C. Robinson
Con: Charlize Theron, Patton Oswalt, Patrick Wilson
Durata: 94'









Mavis Gary (Charlize Theron) è una scrittrice ghost-writer di libri adolescenziali di successo ormai in declino che ritorna nella piccola cittadina dove è cresciuta per reclamare il suo ex-fidanzato del liceo Buddy Slade (Patrick Wilson), oggi felicemente sposato. Questo ritorno a casa sarà più difficile di quanto pensasse, Mavis intesserà un legame insolito con un vecchio compagno di classe Matt (Patton Oswalt) con il quale non ha mai avuto rapporti dai tempi del liceo.

L'accoppiata di successo Jason Reitman, regista – Diablo Cody, sceneggiatrice torna a collaborare dopo il successo planetario di un film a basso budget come “Juno “ del 2007 che ottenne alcune candidature agli oscar consegnando alla blogger Cody la statuetta per la miglior sceneggiatura originale. Non c'è più la vita di un'adolescente da scandagliare ma quella di una “young adult” termine con il quale il marketing identifica prodotti culturali adatti ad un pubblico che varia dai 14 anni fino alla soglia dei trenta. L'ossimorico titolo pero' identifica anche lo stato di Mavis - la protagonista interpretata splendidamente dalla bravissima Charlize Theron – tutti invecchiano, ma non tutti crescono.

Reitman dirige una sorta di anti-commedia che decostruisce gli archetipi e gli stilemi tipici del genere, prende di petto la commedia romantica e la capovolge tratteggiando a tinte fosche un personaggio femminile a tutto tondo come non se ne vedevano da tempo, superficiale, politicamente scorretta e sboccata, una stronza perfetta (ndr. l’aggettivo utilizzato dal regista per definirla è passive aggressive mean bitch) capace di generare un empatia riluttante, adorabile e detestabile al contempo, tipologia di personaggio che sul grande schermo avevamo visto solo con personaggi maschili.
Il figlio d'arte Reitman (il padre Ivan Reitman anch'esso regista di successo) si conferma uno dei migliori registi della sua generazione, acuto indagatore della società americana odierna che dirige un film originale tutto giocato sui contrasti, sia a livello visivo che drammaturgico, coadiuvata dal talento della scrittrice Diablo Cody che riversa nel personaggio di Mavis tutte le angoscie, le sfumature psicologiche e l'ironia dissacrante che le appartengono opportunamente e magistralmente riportate sullo schermo dall'estro e la grazia di una perfetta Charlize Theron, ad oggi una delle attrici migliori e poliedriche dello star system.




VOTO 7



lunedì 23 aprile 2012

John Carter


Regia: Andrew Stanton
Produzione: Walt Disney Pictures; Pixar Animation Studios
Sceneggiatura: Andrew Stanton, Mark Andrews, Michael Chabon
Fotografia: Daniel Mindel
Montaggio: Erik Zumbrunnen
Scenografie: Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo
Musiche: Michael Giacchino
Costumi: Mayes C. Rubeo
Con: Taylor Kitsch, Lynn Collins, Samantha Morton, Willem Dafoe
Durata: 132'






John Carter è un soldato americano, veterano della settima cavalleggeri (come il suo autore) nella guerra civile che per una misteriosa concatenazione di eventi finisce per essere catapultato su Marte, dove a causa della ridotta forza gravitazionale del pianeta rosso scoprirà di avere doti eccezzionali, capacità che torneranno utili nel momento in cui verrà coinvolto nella guerra civile che impazza tra le razze del pianeta che i locali abitanti chiamano Barsoom.
Era il 1912, esattamente cento anni fa , quando lo scrittore americano Edgar Rice Burroghs (l'autore letterario di Tarzan) il padre di tutta la narrativa che combina la fantascienza con il fantasy dà alla luce il primo dei romanzi del ciclo di Barsoom incentrati sul personaggio di John Carter.
La saga di culto che più di tutte è stata fonte d'ispirazione per tutti gli scrittori più importanti del genere come H.P. Lovecraft, Arthur C. Clark, Ray Bradbury etc.. ed autori di cinema del calibro di George Lucas e non ultimo James Cameron.
In poche parole John Carter è l'archetipo di tutti i personaggi fantasy moderni, un eroe dei due mondi anti-litteram, prototipo di tutti i rimandi nell'iconografia e l'immaginario di saghe popolari moderne quali Star Trek, Star Wars e Avatar che devono molto al personaggio nato dalla penna e la fantasia di Burrohgs.

John Lasseter e Andrew Stanton, menti e guru della Pixar, ancor prima che fosse inglobata dalla Walt Disney, gongolavano all'idea di portare sul grande schermo un colossal sulle vicende marziane di John Carter. Impresa più volte tentata in passato ma mai portata a termine. Sin dagli anni 30, Bob Clampett, il regista dei Looney Tunes, voleva farne il primo lungometraggio animato della storia, ma le poche sequenze girate non passarono il test del pubblico e il progetto venne abbandonato lasciando così alla Biancaneve della Disney lo storico primato.
Negli anni 80 si tentò di nuovo di imbastire un progetto cinematografico, sulla scia dei successi dei film di fantascienza dell'epoca la Disney ritenne la saga su John Carter una valida e potenziale alternativa a Star Wars coinvolgendo nel progetto John McTiernan e Tom Cruise. Il regista pero' non ritenne valido lo stato degli effetti speciali del tempo per poter ricreare degnamente l'universo immaginato da Burroghs e anche questo progetto naufragò.
Nel frattempo i diritti del primo romanzo divennero di pubblico dominio e nessuna major di Hollywood voleva investire tanti soldi in un una proprietà intellettuale che poteva essere saccheggiata da chiunque, sul mercato di massa ormai percepita come un'idea obsoleta e poco originale dopo i successi planetari di Star Wars e Star Trek.

Ed e qui che entra in gioco la Pixar secondo cui John Carter sarebbe dovuto essere il primo film con attori in carne ed ossa dello studio guidato da John Lasseter che per la regia sceglie Andrew Stanton, premio oscar per Miglior film d'animazione con “Alla ricerca di Nemo” e “Wall-E” coadiuvato alla sceneggiatura con il premio Pulitzer Michael Chabon uno dei massimi esperti al mondo in miti popolari.
Andrew Stanton è uno dei fan sin da ragazzino della saga creata da Burroghs, ed ha personalmente acquisito i diritti cinematografici del personaggio pagandoli di tasca propria, covando sotto la cenere il suo più ambizioso progetto reso possibile solo dopo i successi, i soldi e i premi ottenuti con i suoi film con la Pixar.
La Disney diviene produttrice del film con un budget faraonico (si parla di 300 milioni di dollari) ma il risultato è all'altezza delle aspettative?

E qui subentrano tutti i dubbi in una pellicola che paga troppo dazio alle innumerevoli produzioni di genere succedutesi nel corso dei decenni che insieme ad una campagna pubblicitaria totalmente mal calibrata (lo hanno fatto sembrare un film per ragazzini) ne hanno decretato il fragoroso tonfo ai botteghini di tutto il mondo.
Eppure Stanton cerca di dare il suo meglio concentrando in poco più di due ore un materiale narrativo ed emotivo imponente, grazie ad un comparto visivo strabiliante dato dagli effetti speciali straordinari ma non eccessivi, la splendida fotografia di Daniel Mindel , l'eccellente montaggio di Eric Zumbrunnen (collaboratore di fiducia di Spike Jonze) e la preziosa colonna sonora scritta dal premio oscar Michael Giacchino.
Ovviamente la sceneggiatura soffre nel dover condensare un lungo romanzo in un blockbuster condiscendente ai bisogni fisiologici del grande pubblico e rende necessari passaggi didascalici e voce fuori campo in più punti per far intuire meglio cosa accade, ma la cura dei dettagli ed il lavoro certosino di tipica fattura Pixar bilanciano tutti i limiti del caso rendendo questo adventure fantasy meritevole di entrare nell'immaginario collettivo del genere ma che finirà nell'affollato dimenticatoio delle occasioni perdute. Come il sequel annunciato e poi abortito in seguito agli scarsi incassi.


VOTO 6,5