mercoledì 25 marzo 2015

1992

Regia: Giuseppe Gagliardi
Produzione: Wildside, Sky, La7
Sceneggiatura: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
Fotografia: Michele Paradisi
Montaggio: Francesca Calvelli
Costumi: Roberto Chiocchi
Con: Stefano Accorsi, Guido Caprino, Miriam Leone, Tea Falco, Domenico Diele, Alessandro Roja
Durata: 10 episodi da 57'




Dopo più di due mesi di battage pubblicitario e mediatico (persino un canale tematico dedicato a produzioni televisive di quell'anno sulla piattaforma Sky) la nuova creatura targata Sky in collaborazione con la casa di produzione Wildside e La7 ha finalmente visto la luce con i primi due episodi andati in onda ieri su Sky Atlantic. Tanta era l' attesa alla luce dei successi delle prime produzioni (Romanzo Criminale, In Treatment) ed il fenomeno culturale e sociale (oltre che televisivo) rappresentato da Gomorra che conquistato l'Europa e la critica; e l'uscita in contemporanea europea con altri 5 paesi non ha fatto altro che aumentare l'hype intorno a questo ambizioso progetto, nato da un'idea di Stefano Accorsi, che per la prima volta a torna a rimettere le mani pulite nel torbido acquitrino degli anni di tangentopoli e ciò che scaturì dal big bang di quell'esplosione innescata con il celebre arresto di Mario Chiesa e che spazzò via un intero ceto politico e cambiò il Paese, è che non a caso apre la serie che probabilmente aprirà la lunga tipica ed inevitabile stagione di revival degli anni novanta.

Da tempo ormai anche la produzione televisiva italiana è logora e stantia e la sua produzione è pedissequamente lontana anni luce dagli standard qualitativi e narrativi del resto del mondo; in contraltare coraggiosamente la pay-tv di Murdoch sta investendo in prodotti che siano al passo con i tempi, con grandi investimenti di mezzi alla stregua di un prodotto cinematografico, che attinga dalla freschezza della HBO americana e la qualità dell'inglese BBC, alla ricerca di una propria identità di produzione, e di questo ne siamo grati. Per cui, appare inevitabile non tener presente il percorso e l'evoluzione delle "serie evento" targate Sky che si sono succedute. Essendo andati in onda solo i primi due episodi, il giudizio può essere solo ovviamente sommario e circoscritto, ma di certo possiamo già buttar giù qualche conclusione.

Questa è la prima produzione originale e raccontare vent'anni di storia del nostro paese condensato in uno specifico anno è davvero complesso e arduo, quindi un plauso agli sceneggiatori (
Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo) che mescolano in maniera chiara e fluida realtà e finzione attraverso l'intreccio di personaggi di fantasia che s'imbattono nella cronaca vera e storici attori reali di quella stagione. 1992 racconta la storia di un anno cruciale attraverso gli occhi di sei protagonisti  principali che hanno in Leonardo Notte come filo conduttivo,il personaggio di Stefano Accorsi  ispirato dal celebre Don Draper della serie tv americana di culto Mad Man. La rievocazione degli anni novanta è curata e precisa in ogni dettaglio, i continui rimandi alla tv e le hit del periodo s'innestano abbastanza bene nel contesto narrativo, seppur qualche cliché rimane ma il tono a sfondo ironico ben stempera la tensione che percorre tutta la serie, ottimamente descritte dalle atmosfere di una colonna sonora precisa grazie alle elucubrazioni sonore di un maturo Davide "Boosta" Di Leo a suo agio nel ruolo. La regia del bravo Giuseppe Gagliardi (Tatanka)sceglie un taglio realistico, girato prettamente con camera a mano, e molti primi e primissimi piani che si alternano a suggestivi campi lunghi. Gli attori e le recitazioni sembrano di buon livello, (Tea Falco a parte, che con il suo biascicare caricaturale oggi era nelle prime posizioni dei topic trend di Twitter) - anche se devo ancora capire bene se sono io ad avere un problema con Stefano Accorsi oppure sia lui ad avere un problema con la recitazione - ma questo è un mio dilemma personale - il personaggio cardine è ben scritto e caratterizzato per evitare scivoloni. La scrittura è asciutta e minimale quanto basta, senza ridondanze e orpelli inutili con monologhi e dialoghi secchi e pungenti. La qualità è e credo rimarrà di ottimo livello ma Gomorra rimane ancora un gradino più in alto, almeno per il momento. Per le conclusioni finali mi pare lecito attendere la fine della decima puntata. Sicuramente sarà uno dei prodotti dell'anno e il preventivato successo aprirà lo spiraglio per la produzione già in cantiere di altre due stagioni (1993,1994) per una serie pensata come una trilogia.


VOTO 7

martedì 24 marzo 2015

Fascistelli - Il film

Regia: Stefano Angelucci Marino, Roberto Moretto
Produzione: Teatro del Sangro e JRSTUDIO SRL
Sceneggiatura: Stefano Angelucci Marino
Fotografia: Roberto Moretto
Montaggio: Roberto Moretto, Marco Adabo
Costumi: Polvere di Stelle (Vasto)
Con: Manuel Scenna, Stefano Angelucci Marino, Carmine Marino, Gemma Melchiorre, Pierluigi Di Lallo, Raffaele jair, Matteo Gemma, Ilaria Di Meo, Umberto Nasuti, Ilenia Rucci
Durata: 70'









Fascistelli è l'esordio alla regia di Stefano Angelucci Marino, poliedrico attore e scrittore (il libro omonimo è edito da Il Cerchio) che decide di portare sul grande schermo la sua irriverente e nostalgica opera letteraria grazie al coraggio di una produzione indipendente e la ricerca popolare di fondi attraverso il crowfunding.
La trama riprende in sostanza la stessa narrata nelle pagina cartacee.
Siamo ad inizio anni 90,in  era pre tangentopoli e qualche tempo prima della disgregazione della Democrazia Cristiana nella profonda provincia abruzzese, tra i monti e i paesaggi incontaminati della deliziosa cittadina di Civitella Messer Raimondo in cui abita l'adolescente Vittorio Brasile (Manuel Scenna9, ardimentoso e ribelle circondato a scuola da "ciellini" e "compagni" che per indole decide di convogliare il suo malcontento e la sua frustrazione con Movimento Sociale Italiano locale il cui segretario Tonino Fendente detto "Il Fascistone" (interpretato dallo stesso Angelucci Marino) che condensa nel personaggio tutte le idiosincrasie e le contraddizioni di una certa Destra ormai anacronistica e destinata al declino.

Una piccola produzione (Teatro del Sangro e JR Studio) che ha il pregio dello sguardo sincero e nostalgico di un periodo storico complesso poco  esplorato e di cui, finita la sbornia del revival anni 80, si sentiva l'esigenza di scandagliare quel retroterra culturale da cui proveniamo e con cui ancora stiamo facendo i conti.
Le vicende giovanili di Vittorio scorrono con la colonna sonora dei 270 bis (gruppo alternativo di destra) e troviamo tutti i miti cult di allora, dalle letture di Tolkien ed Evola citando persino Che Guevara, D'Annunzio e il pirata spaziale Capitan Harlock ed i fumetti come Mister No e La Voce della Fogna impregnate di un autobiografismo di fondo percepito e compiaciuto  ma sempre disincantato e un'autoironia che permea tutta la pellicola che tiene a bada qualsiasi tesi propagandista millantata o il rimpianto di una certa stagione che pellicole del genere si portano dietro.
Un piccolo film che nonostante alcune ingenuità inevitabili per un'opera prima e dal budget risicato, ma con alcune frecce al suo arco-davvero convincenti - come le divertenti caricature dei personaggi secondari disegnati e ottimamente interpretati, le splendide location ed il tono semi-serio che regge tutto il sostrato narrativo - paga invece qualcosa a livello recitativo dei protagonisti (manicheo a tratti) e alcune sequenze di girato troppo teatrali, una regia fluida e curata ma poco incisiva e poi un voice-over  troppo invasivo probabilmente che ruba la scena con eccessiva didascalia e poteva essere meglio dosato.
Ma a conti fatti ciò che rimane sono le risate, le emozioni e quel sapore agrodolce che ti rimane sulla lingua e sugli occhi a visione terminata che conta più dei difetti plausibili e correggibili nel prossimo lavoro che attendiamo per un giudizio complessivo e di più ampio respiro. 


VOTO 6








lunedì 23 febbraio 2015

OSCAR 2015 | Tutti i vincitori


Ed anche quest'anno la lunga nottata degli oscar è giunta al termine con il suo turbinio di polemiche, delusioni, gioie ed emozioni varie nella maratona dei premi dell'Academy.
Nessun film è uscito trionfatore da questa 87esima edizione, in linea con gli ultimi anni, ma due film sono usciti vincitori o perlomeno soddisfatti dalla lunga maratona dell'olimpo cinematografico, e sono BIRDMAN (che ottiene i premi più prestigiosi Miglior film e Miglior regia) e GRAND BUDAPEST HOTEL (che consacra il talento visionario di Wes Anderson ma nelle categorie "minori" come scenografia, fotografia e colonna sonora). Il grande sconfitto è BOYHOOD che porta a casa solo una statuetta (miglior attrice non protagonista) e THE IMITATION GAME anch'esso con un solo oscar (per la miglior sceneggiatura non originale).
Come da pronostico invece le statuette ai migliori attori vanno a Eddie Redmayne (La teoria del tutto) e Julianne Moore (Still Alice) mentre la Disney per il secondo anno consecutivo si aggiudica l'oscar per la migliori animazione (Big Hero 6).
La cerimonia di Neil Patrick Harris non è stata particolarmente frizzante, eccezzion fatta per l'apertura musicale davvero entusiasmante, ma piuttosto sottotono e compassata.
Il momento di massima commozione si è avuto con il momento In Memoriam dedicato alle personalità del cinema scomparse di recente (oltre a Robin Williams omaggiata anche la nostra Virna Lisi) l'Italia sorride invece con l'unica nomination per l'immensa costumista Milena Canonero che si aggiudica il suo quarto oscar per la miglior scenografia in Grand Budapest Hotel.

Di seguito tutti i vincitori in tutte le categorie:
MIGLIOR FILM:
Birdman
MIGLIOR REGIA:
Birdman – Alejandro G. Iñárritu
MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA:
Julianne Moore – Still Alice
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA:
Eddie Redmayne – La Teoria del Tutto
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA:
Patricia Arquette – Boyhood
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA:
J.K. Simmons – Whiplash
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE:
Birdman – Alejandro G. Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Jr. & Armando Bo
MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE:
The Imitation Game – Graham Moore
MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE:
Big Hero 6 – Don Hall, Chris Williams e Roy Conli
MIGLIOR FILM STRANIERO:
Ida – Polonia
MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE:
Grand Budapest Hotel – Alexandre Desplat
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE:
Glory dal film Selma – John Stephens e Lonnie Lynn
MIGLIOR MONTAGGIO:
Whiplash
MIGLIOR SCENOGRAFIA:
Grand Budapest Hotel
MIGLIOR TRUCCO:
Grand Budapest Hotel
MIGLIOR FOTOGRAFIA:
Birdman
MIGLIORI COSTUMI:
Grand Budapest Hotel
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO:
American Sniper
MIGLIOR MIXAGGIO SONORO:
Whiplash
MIGLIORI EFFETTI VISIVI:
Interstellar – Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter and Scott Fisher
MIGLIOR DOCUMENTARIO:
CitizenFour – Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy and Dirk Wilutzky
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO:
Crisis Hotline: Veterans Press 1 – Ellen Goosenberg Kent and Dana Perry
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D’ANIMAZIONE:
Feast – Patrick Osborne and Kristina Reed
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO:
The Phone Call – Mat Kirkby and James Lucas

mercoledì 4 febbraio 2015

American Sniper

Regia: Clint Eastwood
Produzione: Village Road Production
Distribuzione: Warner Bros Distribution
Sceneggiatura: Jason Hall
Fotografia: Tom Stern
Montaggio: Joel Cox, Gary D. Roach
Costumi: Debora Roach
Con: Bradley Cooper, Sienna Miller
Durata: 132'











Tanto si è parlato (e forse anche troppo) dell'ultima fatica dell'ormai ottantenne Clint Eastwood che narra la storia vera (qui se ne parla) di Chris Kyle, il cecchino americano letale divenuto leggenda, tra i Marines ed in patria con più di 160 uccisioni ufficialmente accreditate (anche se secondo lo "sniper texano" ne mancano almeno un centinaio all'appello). Dopo aver conquistato i botteghini americani con quasi 300 milioni di dollari all'attivo (quarto film per incassi negli USA nel 2014) e italiani (il film più visto con quasi 18 milioni al boxoffice) ha scatenato una serie di critiche e rimostranze per aver steso per immagini l'agiografia di un soggetto definito "eroe" dai più ma anche tacciato di vigliaccheria da molti altri. Ovviamente la materia in gioco è alquanto scottante e complessa, lungi da me quindi soffermarmi sulle tematiche pro o contro la triade " dio, padre, famiglia" - tanto cara alla parte conservatrice e destrorsa americana (e non solo), di cui di certo egli fa parte, ma una lancia a favore del regista texano va spezzata.
Il film per quanto apparentemente apologetico ma di sicuro non propagandistico, descrive con crudezza e forse troppa sommarietà una delle tante vite sacrificate sull'altare della patria e della democrazia, e volente o nolente questo è un dato di fatto. Tuttavia è eccessiva la condanna a pure esaltazione dell'imperialismo americano da parte del regista "dagli occhi di ghiaccio" bensì si evince bene sin dall'inizio la scarsa cultura e una certa intelligenza del soldato americano - interpretato in maniera eccelsa da un fisicato Bradley Cooper - nato e cresciuto in un entroterra come quello texano, tra i più conservatori e guerrafondai degli States. Da tener presente che il punto di vista è prettamente il suo, con la sua moralità, il suo patriottismo e l'indole al cameratismo. Il vecchio Clint non prende posizione, ma descrive, non giustifica ma neanche condanna, semplicemente fa ciò che un regista è chiamato a fare: narrare per immagini.

E torniamo a bomba. Perché infatti se critiche dobbiamo muovere alla pellicola queste sono di carattere esclusivamente cinematografico. La sceneggiatura è alquanto spicciola ed incerta, lo script suddiviso in: prologo, quattro parti che rappresentano le quattro spedizioni in Iraq di Kyle ed epilogo, non raggiungono mai un climax eterogeneo e convincente e se la messinscena nelle zone di guerra sono impeccabili la parte relativa alle problematiche relazionali coniugali dei suoi ritorni a casa e nella vita civile sono  insipide e poco originali, se aggiungiamo una forte dose di stereotipi di cui la pellicola è pervasa il risultato filmico non può che risentirne. Non basta l'eccelso comparto tecnico, la regia tesa e coinvolgente del maestro Eastwood, né la splendida fotografia e le belle prove attoriali. Non bastano se, le uniche scene davvero commoventi ed emozionanti sono quelle vere inserite nel finale ed il silenzio assordante dei titoli di coda. 
Non stiamo parlando di un brutto film sia chiaro, anzi, credo sia una pellicola da vedere decisamente,  in quanto Clint ci mostra una faccia dell'America, quella più popolosa, forse più ignorante ma di certo con altri valori, lontanissimi dalla visione europeistica dei conflitti in medio oriente e non per questo va giudicato. 


VOTO 6

giovedì 22 gennaio 2015

3 serie tv imperdibili

SILICON VALLEY
La serie nerd per eccellenza targata HBO. Cinque trentenni nella mecca della tecnologia cercano di sfondare con una start up innovativa ma sgangherata e un’idea potenzialmente geniale contesa dai due grandi leader e guru della Silicon Valley indi per cui del mondo. Una parodia in 8 episodi tra il serio e il faceto, scritta da un ex informatico, Mike Judge, che conosce bene il mondo geek avendo lavorato proprio nella Silicon Valley. 
L’anello di congiunzione tra “The Big Bang Theory” e “The Social Network”.
THE KNICK
Il medical drama visto dal regista premio oscar Steven Soderbergh ci conduce all’interno del The Knickerboker Hospital di New York all’inizio del novecento nel quale lavora l’eccentrico e geniale dottor John Tuckery, interpretato abilmente da Clive Owen.
Una serie innovativa, musica techno minimal in sottofondo e regia sperimentale frutto del talento visionario di Soderbergh. Un colpo allo stomaco che nulla lascia all’immaginazione nella sala operatoria per disegnare il lungo e doloroso cammino della medicina. Imperdibile per qualsiasi cinefilo.
FARGO
La serie antologica tratta dall’omonimo film dei fratelli Coen e ambientata a dieci anni di distanza, racconta di come i maglioni con le renne, il caffè bollente e la neve possano apparire una scenografia perfetta per una dark comedy e situazioni tra il grottesco ed il thriller con sfumature noir. Con un Billy Bob Thornton e un Martin Freeman in gran spolvero, con le piaghe d’Egitto e le cavallette che arrivano dal cielo a punirci tutti, this is a true story o forse assomiglia solo a una storia che uno sconosciuto potrebbe raccontarvi in sala d’attesa. Vincitore del Golden Globe e l'Emmy Award come miglior mini serie

mercoledì 21 gennaio 2015

The Imitation Game

Regia: Morten Tyldum
Produzione: Black Bear Production
Distribuzione: Videa
Sceneggiatura: Graham Moore
Fotografia: Oscar Faura
Montaggio: William Goldenberg
Musiche: Alexandre Desplat
Con: Benedict Cumberbacht, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Matthew Beard, Rory Kinnear, Allen Leech
Durata: 114'









La vicenda storica e soprattutto umana di Alan Turing è alquanto incredibile e sorprendente: matematico, logico e padre dell'informatica lo scienziato omosessuale britannico è stato decisivo nelle sorti della Seconda Guerra Mondiale riuscendo a decriptare la celebre macchina tedesca chiamata Enigma che pareva indecifrabile, eppure è lo scienziato meno conosciuto del Novecento nonostante i suoi meriti e l'impatto sulla vita civile e la Storia umana non siano secondi a quelli di Einstein, o altri colleghi più conosciuti, per intenderci e buona parte di ciò è dovuto alle carte secretate dallo Stato circa il suo ruolo decisivo all'interno del conflitto mondiale e appurati solo dopo 50 anni come previsto dalla legge.
Detto questo bisogna inoltre inserire un altra piccola premessa: lo script The Imitation Game scritto dallo sceneggiatore Graham Moore a su volta adattato dal romanzo "Alan Turing - Storia di un enigma" di Andrew Hodges raggiunse nel 2011 ad Hollywood la cima nella leggendaria Black List, ossia la lista stilata dai produttori degli Studios sulle sceneggiature più interessanti e non ancora prodotte. Dopo vari cambi di produzione alla fine decide di scommetterci la Black Bear Production che confeziona una pellicola che sembra studiata appositamente a tavolino per concorrere alle ambite statuette degli oscar.
Ma entriamo nel dettaglio.

La regia viene affidata al norvegese Morten Tyldum (Headhunters è il film norvegese che ha più incassato nella storia del paese) che si affida ad una regia scolastica, precisa e dettagliata seppur priva di guizzi e sorprende il suo posto nella cinquina di miglior regista redatta dall'Academy hollywoodiana. Chi non sorprende affatto, ed anzi si conferma ancora una volta uno degli attori più interessanti e in ascesa nel panorama cinematografico è Benedict Cumberbacht (Star Trek - Into the darkness, Sherlock) la cui nomination è sacrosanta capace di regalare sfumature e drammaticità ad un ruolo complesso come quello del geniale  idiot savant Turing accompagnato da un cast di comprimari eccellenti come Mark Strong (La Talpa) e Matthew Goode (A single man)  ed una protagonista femminile più in forma che mai, Keira Knightley che cresce ad ogni pellicola ed ottiene anch'essa una meritata nomination. Tutto il comparto tecnico è eccellente, dalla fotografia su scala di grigi dello spagnolo Oscar Faura, alle musiche del pluripremiato compositore Alexandre Desplat ma ciò che convince meno è proprio la sceneggiatura del quasi esordiente Graham Moore, la struttura narrativa alla flash forward e flash back divise in tre parti primarie è debole e sommaria, non approfondisce mai nessuna situazione con rigore e neanche riesce a caricare di pathos le vicende emotivamente più dense mancando di passione e soffermandosi su verbosissimi passaggi e didascalici tagli temporali. 

La cifra stilistica del film si mantiene sugli standard televisivi inglesi, che sono pur sempre alti, ma non incide mai e si tiene ben lontano dall'affondare le mani sulla tragica vicenda umana del matematico inglese, ogni connotazione emotiva, svolta storica o progressione narrativa viene premunita di una voce fuori campo didattica e talvolta fastidiosa, scansando ogni ambizione di narrare con la forza delle immagini.
Occupato forse a piacere a tutti ed a tutti i costi (in molti hanno gridato alla similarità dell'operazione Il Discorso del Re che stravinse agli oscar) e con troppa carne al fuoco (geopolitica, storia, tecnologia, scienza, morale e molto altro) non trova mai una chiave di volta, limitandosi ad assecondare l'istrionico protagonista in una confezione elegante e curata in ogni minimo dettaglio ma privo di anima e scosse che lascino un segno cinematografico importante. Rimane un ottimo biopic illustrativo privo di mordente ma saturo di manierismo.


VOTO 6,5

giovedì 15 gennaio 2015

Oscar 2015 - Tutte le nomination

TUTTE LE NOMINATION

  • MIGLIOR FILM
    AMERICAN SNIPER di Clint Eastwood
    BIRDMAN di Alejandro Inarritu
    BOYHOOD di Richard Linklater
    GRAN BUDAPEST HOTEL di Wes Anderson
    THE IMITATION GAME di Morten Tyldum
    SELMA di Ava DuVernay
    LA TEORIA DEL TUTTO di James Marsh
    WHIPLASH di Damien Chazelle
Miglior attore protagonista
Michael Keaton, Birdman
Benedict Cumberbatch, The Imitation Game 

Steve Carell, Foxcatcher
Bradley Cooper, American Sniper

Eddie Redmayne, La Teoria del Tutto
Miglior attrice protagonista
Julianne Moore, Still Alice
Reese Witherspoon, Wild
Rosamund Pike, Gone Girl (L’amore bugiardo)
Felicity Jones, The Theory of Everything (La teoria del tutto)
Marion Cotillard, Deux jours, une nuit (Due giorni, una notte)
Miglior attore non protagonista
J.K. Simmons, Whiplash
Edward Norton, Birdman
Mark Ruffalo, Foxcatcher
Ethan Hawke, Boyhood
Robert Duvall, The Judge
Miglior attrice non protagonista
Patricia Arquette, Boyhood
Emma Stone, Birdman
Meryl Streep, Into The Woods
Keira Knightley, The Imitation Game
Laura Dern, Wild
Miglior regia
Richard Linklater, Boyhood
Alejandro Gonzalez Inarritu, Birdman
Wes Anderson, The Grand Budapest Hotel

Bennett Miller, Foxcatcher
Morten Tyldum, The Imitation Game
Miglior film straniero
Ida (Polonia)
Tangerine Mandarin (Estonia)
Leviathan (Russia)
Timbukty (Mauritania)
Wild Tales (Argentina)
Miglior sceneggiatura originale
Birdman
Boyhood
The Grand Budapest Hotel
Foxcatcher
Nightcrawler (Lo sciacallo)
Miglior sceneggiatura non originale
The Imitation Game

The Theory of Everything (La teoria del tutto)
Inherent Vice (Vizio di forma)
Whiplash
American Sniper
Miglior film d’animazione
Big Hero 6
How to Train Your Dragon 2 (Dragon Trainer 2)
The Boxtrolls – Le scatole magiche
Song of the Sea
The Tail of the Princess Kaguya
Miglior scenografia
The Grand Budapest Hotel
Mr. Turner
Into The Woods
Interstellar
The Imitation Game

Miglior fotografia
Birdman
Unbroken
The Grand Budapest Hotel
Ida
Mr. Turner
Miglior sonoro
American Sniper

Birdman
Unbroken
Fury
Interstellar
Miglior montaggio sonoro
American Sniper
Interstellar
Unbroken
The Hobbit: The Battle of the Five Armies (La battaglia delle cinque armate)
Birdman
Miglior colonna sonora
Johann Johannsson, The Theory of Everything (La teoria del tutto)
Alexandre Desplat, The Imitation Game 
Hans Zimmer, Interstellar
Alexandre Desplat, The Grand Budapest Hotel
Gary Yershon, Mr. Turner
Miglior canzone originale
John Legend & Common, “Glory” (Selma)
Rita Ora, “Grateful” (Beyond The Lights)
“Lost Stars” (Begin Again)
“Everything Is Awesome” (The Lego Movie)
“I’m Not Gonna Miss You” (Glen Campbell.. I’ll Be Me)
Migliori costumi
Into The Wood
Maleficent
The Grand Budapest Hotel
Mr. Turner
Inherent Vice (Vizio di forma)
Migliori effetti speciali
Interstellar
Dawn of the Planet of the Apes
 (Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie)
Guardians of the Galaxy (Guardiani della galassia)
X-Men: Days of Future Past (Giorni di un futuro passato)
Captain America: The Winter Soldier
Miglior montaggio
Boyhood
Whiplash
The Imitation Game
American Sniper
Grand Budapest Hotel
Miglior trucco
Guardians of the Galaxy (Guardiani della galassia)
Foxcatcher
The Grand Budapest Hotel

Miglior documentario
Citizenfour
Finding Vivian Maier
Il Sale della Terra
Virunga
Lost Days in Vietnam
Miglior cortometraggio
Aya (Israele)
Boogaloo and Graham (Irlanda)
La Lampe au Beurre de Yak (Francia)
Parvaneh (Svizzera)
The Phonecall (Regno Unito)
Miglior cortometraggio documentario
Crisis Hotline: Veterans Press 1
Joanna
Our Curse
The Reaper (La Parca)
White Earth
Miglior cortometraggio animato
The Bigger Picture
The Dam Keeper
Feast
Me And My Moulton
A Single Life

L’87esima edizione degli Academy Awards si terrà il 22 febbraio al Dolby Theatre dell’Hollywood & Highland Center e verrà trasmessa, negli USA, dalla ABC.