Regia di Paolo Sorrentino
Produzione: ITA 2012
Indigo Filmm Medusa Films
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino Umberto Contarello
Fotografia: Luca Bigazzi
Musiche: Lele Marchitelli
Montaggio: Cristiano Travagliolo
Con: Tony Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso
Durata: 150’
Erano tante le aspettative sul nuovo chiacchieratissimo film
di Paolo Sorrentino, talentuoso artista piuttosto che mero regista, qui alla
prova più ambiziosa e pretenziosa in concorso al festival di Cannes. Questa
volta torna dalla Croisette a mani vuote e nessuna menzione ma subito riscattato
al botteghino in cui risulta il suo film più visto di sempre.
Difficile recensire un’opera (più che un film) così ridondante, ammaliante,
pregna, mistica e per certi versi metafisica persino. Tanta (troppa?) roba sul
fuoco, ma siamo dalle parti del grande Cinema quello con la C maiuscola, che s’intravede
sin dalla prima inquadratura, introdotto dalle celebri carrellate tanto care e
imprescindibili al regista napoletano.
Una Roma ricca eppure vuota, un vuoto che porta un assenza di senso, come pure
i personaggi che si agitano dentro il suo ventre e faticano a trovare un senso
nelle cose.
Un corpo martoriato eppure splendido quello della città eterna, visto con uno
sguardo famelico, impietoso eppure benevolo talvolta, dall’occhio ordinato e
geometrico della cinepresa di Sorrentino, esaltato e corrotto dalla luce
perfetta di Luca Bigazzi e sottolineato sontuosamente e drammaticamente dalle
musiche di Lele Marchitelli.
Il personaggio di Jep Gambardella, il cui animo disincantato viene indelebilmente
contaminato dalle molteplici tentazioni e la meraviglia della Capitale a cui
spesso si affianca l’effimero, a cui è giunto presto dopo il precoce successo
letterario giovanile, ed incarnato in
maniera sublime da Tony Servillo, attore feticcio e superbe interprete della
poetica sorrentiniana a cui l’autore partenopeo conferisce tutta la sua aura
ironica e intellettuale e quel cinismo malinconico e letterario che gli
appartengono.
Seguiamo le vicende anti-narrative e i pensieri di Jep Gambardella con la dolce
e tremenda percezione che non si vada da nessuna parte, un affresco poetico e
sinuoso del nulla, così come Flaubert fece con il suo romanzo più famoso, una
dichiarazione d’intenti artistica precisa e sottovalutata.
Il film si muove all’interno di un contesto sociale attuale, tipicamente
italiano e prettamente romano e tenta arditamente di fare un’analisi sul
presente ma non si esaurisce in nessun modo in un resoconto realistico dei
giorni nostri, ma un sottile sguardo sul decadimento volgare di una città
simbolo e forse anche di un Paese.
Tutti i personaggi si muovo in un tempo indefinito, quasi un
contro-tempo, spesso notturno, e tutti scelgono di non vivere e di crogiolarsi nel
senso indefinito di vacuità tra cui splendide emergono le figure di Romano e Ramona
(sfiziosa gioco di nomi) interpretati da un insolito e drammatico Carlo Verdone
e una bravissima Sabrina Ferilli.
Il sentimento e la bellezza vanno cercati anche in coloro che nella vita di
tutti i giorni ci fanno una certa impressione o addirittura repulsione, il
cinema di Sorrentino (innamorato da sempre dei suoi personaggi) permette questo
meraviglioso gioco, di amare anche chi normalmente non è amabile ed il film
prova a fare esattamente questo, a cercare la bellezza dietro lo squallore, il
patetico e anche una certa volgarità.
Arriviamo infine all’annosa questione del paragone con il maestro Fellini e il
suo affresco di Roma in quel capolavoro eterno che è La dolce vita (omaggiata
volutamente con il cameo di Fanny Ardant in una scena in Via Veneto): il
lungometraggio di Sorrentino non è un tentativo emulativo di richiamare quelle vette
artistiche ma perlopiù una tensione ad ambire quelle cime pur essendo
organicamente qualcosa di ben diverso e nonostante si muova negli stessi
scenari e si cali nelle simili atmosfere decadenti dilettandosi in molte
citazioni. Ambizioni legittime per ogni
regista cresciuto a pane e immagini e di conseguenza non una colpa. Qui non
trattiamo certo di un capolavoro del cinema mondiale, ma lasciatemi consentire di affermarlo: che
grande bellezza, signori!
VOTO 7,5