venerdì 18 gennaio 2013

I migliori film del 2012

SKYFALL di Sam Mendes
Nell'anno dei cinquantesimo anniversario della saga cinematografica più longeva dell'agente segreto più famoso di sempre (ventitré film per la precisione), le redini vengono affidate ad uno dei più talentuosi registi del panorama mondiale, quel Sam Mendes che riannoda i fili del passato di James Bond, in un film raffinato, autoriale e intenso senza pagare dazio allo spettacolo e i crismi propri del genere. Con un Daniel Craig ormai assurto come l'unico Bond cinematografico possibile, forse il migliore di sempre.


QUELLA CASA NEL BOSCO di Drew Goddard
“La parola fine su tutti gli horror sulle case stregate”. Dietro l'esordiente Drew Goddard si cela il demiurgo Joss Whedon, in un atto d'amore verso il genere e un regalo sottile di citazioni e situazioni ai fan del genere. Nonostante il pessimo doppiaggio italiano la pellicola è un piccolo compendio di sangue, pieno di sorprese e suspense, dire di più sulla trama sarebbe un delitto.
L'anno zero per l'horror.


SHAME di Steve McQueen
Spiazzante, intenso, malato eppure di una bellezza sconvolgente. L'opera seconda di Steve McQueen colpisce per la potenza delle immagini, gli splendidi piano sequenza, la cura maniacale di ogni ripresa e la bravura ancestrale del suo attore feticcio Michael Fassbender si magnificano nel descrivere le pulsioni sessuali di un uomo denudato della propria dignità, una discesa negli inferi della sex addiction che è un'opera d'arte intima, coraggiosa e controversa.


VITA DI PI di Ang Lee
Dall'omonimo libro di Yann Martel, considerato dai più infilmabile, l'autore cinese Ang Lee riesce nell'impresa di tradurre in immagini l'avventurosa vicenda di Piscine Patel e incantare con una rapsodia affascinante ed ipnotica di soluzioni visive poetiche ed evocatrici con un uso incisivo e compiuto del vituperato 3D utilizzato finalmente come linguaggio e non come mero espediente. Un film che è una festa in primis per gli occhi nonché una parabola delicata, semplice e intelligente per l'anima .

LA TALPA di Tomas Alfredson
Spy story classica tratta dal best seller di John LaCarré “Tinker tailor soldier spy” diretta impeccabilmente dal regista svedese Tomas Alfredson è un gioiellino dall'impalcatura narrativa precisa che si dipana attraverso l'annodarsi differenti registri stilistici, saccheggiando il cliché delle spie ciniche e malinconiche e attingendo al climax del maestro Hitchcock . Trama intricata, complessità dei personaggi, inquadrature millimetriche, atmosfera fulgida, cast formidabile questi gli ingredienti di un film dal meccanismo e la coralità perfetta. Il cinema nella sua pura quintessenza.

YOUNG ADULT di Jason Reitman
L'accoppiata vincente tra il regista figlio d'arte Jason Reitman e la sceneggiatrice Diablo Cody torna ad indagare i meandri della middle-class americana con una anti-commedia acida e politicamente scorretta come la ghost-writer anti-eroina per eccellenza interpretata dalla bellissima Charlize Theron, tutta giocata su contrasti stilistici e visivi che de-costruisce gli archetipi del genere capovolgendoli del tutto grazie ad un personaggio femminile a tutto tondo come non se ne vedevano da tempo sul grande schermo. Tutti invecchiano, ma nessuno cresce.

HUGO CABRET di Martin Scorsese
Una sfida interessante anzitutto perché il regista di culto Martin Scorsese si cimenta con un film indirizzato ad un pubblico giovanile.
La passione viscerale per il cinema viene sciorinata in ogni inquadratura, cimentandosi con le nuove tecnologie digitali e tridimensionali, con cui indica soluzioni e potenzialità del nuovo mezzo. Dirige un opera contemporanea farcita di allusioni e citazioni ad un tempo perduto, un omaggio sincero e potente alla Settima Arte
Omaggiare Meliés, è un monito e sussurro di non abbandonare lo stupore e la meraviglia a cui il cinema sottende.

QUASI AMICI di Olivier Nakache e Eric Toledano
La vera sorpresa dell'anno è questa commedia francese campione d'incassi in patria (con cifre da record) ed anche da noi è stata un successo al botteghino mettendo d'accordo pubblico e critica. Una formula tutto sommato semplice e garbata ma priva della spocchia buonista e perbenista di quelle nostrane, capace di scaldare i sentimenti e di garantire risate intelligenti. Tutto ciò di cui noi italiani eravamo famosi nel panorama cinematografico mondiale e che abbiamo dimenticato a fare.


THE AVENGERS di Joss Whedon
Il blockbuster dell'anno, il progetto principe della Marvel ha messo d'accordo tutti e riacceso l'interesse del pubblico verso il cinecomic. Gli incassi da record hanno premiato la bravura del regista nerd Joss Whedon vero artefice del successo della pellicola capace di gestire con saggezza e toni da commedia un cast corale di prime donne, dando equilibrio e maestosità alle sequenze topiche d'azione. Capostipite di una nuova ondata e generazione di blockbuster fumettistici giusto mix tra l'autorialità di Nolan e la spettacolarizzazione ludica di Michael Bay.

TED di Seth Macfarlane
Il ragazzo prodigio Seth MacFarlane, autore noto sul piccolo schermo per aver creato I Griffin, compie il grande passo con il cinema e ne esce un film politicamente scorretto come nelle sue corde d'autore irriverente, sboccato e cinico.
Tutti gli ingredienti che avevano reso popolari i personaggi delle sue serie televisive sono condensate nell'orsacchiotto volgare e scorbutico divenuto già icona, metafora neanche troppo sottile sui bimbi prodigio, la gestione del successo ed il conseguente declino che nessuno ha compreso. La commedia che i fratelli Farrelly non riescono più a fare.

 MOONRISE KINGDOM di Wes Anderson
Il tocco sgargiante di Wes Anderson torna con tutto il suo ambaradàn cinematografico, colori pastello in kodachrome, scenografia vintage attenta nei minimi dettagli, attori feticcio, musiche diegetiche per placare il pubblico adorante di devoti cinefili. Anche questa volta coglie nel segno con una storia d'amore tra dodicenni, un autore colto, bohemienne che si conferma come uno dei migliori talenti cristallini della settima arte, sempre a metà strada tra commedia e dramma senza disdegnare nemmeno un compiaciuto briciolo di autoreferenzialità che perlopiù rassicura piuttosto che svilire la poetica del genietto texano.

ARGO di Ben Affleck
Attore così così, bravo sceneggiatore, magnifico regista. In sintesi questa la vita artistica dell'enfante prodige hollywoodiano Ben Affleck che con questa pellicola esalta tutte le sue qualità intravista nei suoi due ottimi precedenti lavori. Un film solido come il legno di quercia, avvincente e pregiato come i bei film americani di una volta, capace di giocare con i registri stilistici, arricchendo in punta di cinepresa i tratti psicologici e i risvolti umani dei personaggi puntellati da virtuosismi interpretativi di un cast d'eccezione ben diretto.


AMOUR di Michael Haneke
Probabilmente il miglior film dell'anno. Straziante, sincero, lucido, laico e sincero. Il registra austriaco Michael Haneke sbanca Cannes narrando la storia d'amore tragica eppur delicata di una coppia ottantenne, interpretata da due icone d'oltralpe come Jean Luis Trintignant e Emmanuelle Riva. Arte cinematografica pura, cruda, primordiale, feroce e dannatamente vera.
L'amore così com'è, non così come deve essere. Un film raro e potente come solo il cinema, in quanto arte, sa raccontare.








mercoledì 28 novembre 2012

Valzer con Bashir

Regia: Ari Folman
Titolo originale: Waltz with Bashir
Produzione: Israele, Germania, Francia 2008
Distribuzione: Lucky Red
Sceneggiatura: Ari Folman
Fotografia: Declan Quinn
Montaggio: Nili Feller
Musiche: Max Richter
Con: Rob Ben-Yishai, Ronny Dayag, Ari Folman, Dror Arazi, Yehezkel Lazarov
Durata: 87'









Una sera, in un bar, un vecchio amico racconta al regista Ari Folman il suo incubo ricorrente, che tormenta le sue notti, nel quale viene inseguito da un branco di 26 cani inferociti. Ogni notte stesso incubo e stesso numero di cani. Dialogando, giungono alla conclusione che c’è un legame indiscutibile tra quell’incubo costante e la loro missione nelle file dell’esercito israeliano durante la prima guerra in Libano, agli inizi degli anni 80. Ari così si rende conto con stupore di non ricordare più nulla di quel periodo della sua vita, ed incuriosito decide di incontrare ed intervistare i vecchi amici e compagni d’armi, ormai sparsi in vari paesi del mondo. Inizia così un viaggio nella memoria collettiva e personale, alla ricerca di sé stesso e della verità su alcuni tragici eventi che sembravano sepolti.

Per dar vita a questo coraggioso progetto ci son voluti 4 anni al regista e sceneggiatore israeliano Ari Folman, trovando la formula migliore per narrare la tragicità e la follia della guerra: il documentario d’animazione. Originale e intenzionale forma stilistica che unisce l’animazione tradizionale con quella in Flash ed il 3D, che risulta vincente in quanto il disegno animato opera al confine tra realtà e subconscio, atmosfera di cui si la pellicola si permea e si districa. Un’animazione scarna e stilizzata, ma efficace nel rappresentare l’oniricità dei ricordi e la poesia drammatica sciorinata in alcune sequenze indimenticabili, grazie all’illustratore David Polonsky ed impreziosite dalla splendida colonna sonora del compositore inglese Max Richter che mischia sapientemente la musica classica con l’elettronica.

Folman percorre un viaggio personale interiore che è anche una sorta di seduta collettiva per il popolo israeliano, volto alla riscoperta di un passato scomodo e sin troppo in fretta rimosso con cui fare i conti, esplorando l’esperienza dei reduci di guerra, attingendo dalla propria esperienza sui campi di battaglia. Ci riporta così, sotto le bombe di Beirut della calda estate del 1982, durante la quale nei campi profughi di Sabra e Shatila avvenne uno degli eccidi di massa più vergognosi della storia recente, in cui le milizie dei cristiani falangisti libanesi, come ritorsione per la morte del neo-eletto presidente Bashir in un attentato terroristico pochi giorni prima, uccisero e seviziarono per tre giorni i profughi palestinesi del campo (donne, vecchi e bambini compresi), conclusosi con la morte di circa 3.000 civili, con la complicità dell’esercito israeliano che scortò i falangisti e non fece nulla per evitare quel genocidio.

Pochi film sanno raccontare con sconvolgente sincerità e trasparente dolore, l’insensata e spietata follia della guerra, fondendo abilmente il documentario politico con l’autobiografia, i fatti storici con la vicenda personale, l’animazione con la poesia. Ari Folman riesce a tessere questa trama poetica sullo schermo, con visionaria lucidità e struggente intensità, regalandoci un’opera straordinaria ed indimenticabile. Da oscar, mancato pero'.




VOTO 8

lunedì 19 novembre 2012

007 - Skyfall


Regia: Sam Mendes
Distribuzione: Warner Bors Pictures
Sceneggiatura: Neal Purvis, Robert Wade, John Logan
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Stuart Baird
Costumi: Jamie Temime
Scenografie: Dennis Gasner
Musiche: Thomas Newman
Con: Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Bérénice Marlhoe,
Ben Wishaw, Naomie Harris, Albert Finney
Durata: 143'








Quando l’ultimo incarico di James Bond (Daniel Craig) si conclude tragicamente e viene resa pubblica l’identità di molti agenti sotto copertura in tutto il mondo, l’MI6 viene attaccato, costringendo M (Judi Dench) a cambiare la sede dell’agenzia.
Questi avvenimenti fanno sì che l’autorità e la posizione di M siano contestate da Mallory (Ralp Phiennes), il nuovo direttore dell’Intelligence and Security Committee.
L’MI6 è minacciato sia dall’esterno che dall’interno e M ha un unico alleato su cui contare, Bond, aiutato solo da un agente sul campo, Eve (Naome Harris), incaricato di rintracciare il misterioso e letale Silva (Javier Bardem), di cui nessuno conosce ancora le vere motivazioni.

E siamo arrivati a ventitré film per la saga più longeva della storia del cinema che cade (non a caso) nell'anno del 50° anniversario dall'inizio della serie e per l'occasione la macchina produttiva guidata dalla figlia d'arte Barbara Broccoli e Michael G. Wilson
fanno le cose ancora più in grande, alzano ancora una volta l'asticella del livello della saga circondandosi di un team di lavoro che comprende le eccellenze del campo tecnico nonché alcuni tra i migliori artisti del mono del cinema in circolazione.

A tirare le fila del gigantesco meccanismo cinematografico incentrato sulle storie del mitico agente segreto nato dalla penna di IanFleming viene chiamato uno dei migliori autori del cinema hollywoodiano contemporaneo, quel Sam Mendes, regista premio oscar, che riazzera la saga e riporta James Bond a riannodare le fila del proprio passato
definitivamente, in quell'escursus personale inaugurato dal primo film della 'nuova' saga del Bond interpretato da Daniel Craig nel 2007 con CasinòRoyale, e porre le basi per l'inizio di una nuova era bondiana di stampo autoriale.
Grazie al nerbo sicuro ed esperto in fase di sceneggiatura degli storici Neal Purvis e Robert Wade coadiuvati dalla new entry proveniente dal teatro John Logan, che ha impreziosito i dialoghi di un'intensità emotiva particolare, scollando sempre più di dosso dal progetto il cliché che vuole la trama come un semplice pretesto per gli effetti speciali. 
Ciononostante il ventitreesimo capitolo delle avventure dell'agente segreto più famoso al mondo ha tutti i crismi che un film di genere targato Bond deve avere: azione mozzafiato, cattivi micidiali, bellissime bond girls, location esotiche, l'Aston Martin DB5, lo smoking impeccabile di 007 ed infine una colonna sonora indimenticabile questa volta interpretata dalla star della musica inglese Adele.
Ovviamente un film di James Bond non è mai solo un insieme di tessere di un puzzle; tutti questi elementi – come il gin e il vermouth, agitati, non mescolati – devono essere al servizio di una storia. Ed è merito di Sam Mendes aver saputo combinare il tutto, dirigendo con impeccabile precisione sia i momenti d'azione che quelli più pacati ed introspettivi di personaggi scandagliati fino all'osso, ricchi di sfumature e permeati da un'amarezza e un leggero disincanto mai sino ad ora sondati se non su carta nei libri di Fleming.
Il leit-motive dell'intera pellicola verte sulla dicotomia passato-moderno, con una miriade di raffinati rinvii ai vecchi episodi omaggiati con sottile ironia innestando al contempo un' attitudine sociale incentrata sul mondo contemporaneo e lo sguardo fisso sul futuro della serie e le sue nuove potenziali prospettive.

Mendes gioca e si diverte sapientemente con il materiale di un'epopea che sembrava al crepuscolo facendola risorgere come il suo Bond nella pellicola, che passa tutto attraverso il corpo, i muscoli e la faccia di Daniel Craig ormai definitivamente assurto come l'unico Bond cinematografico possibile e forse il migliore di sempre.



VOTO 7,5


martedì 6 novembre 2012

TED


Regia: Seth MacFarlane
Produzione: Universal Pictures
Sceneggiatura: Seth MacFarlane, Alec Sulkin, Wellesley Wald
Fotografia: Michael Barrett
Montaggio: Jeff Freeman
Scenografie: Stephen J. Lineweaver
Musiche: Walter Murphy
Con: Mark Wahlberg, Mila Kunis, Seth MacFarlane, Giovanni Ribisi
Durata: 106'










John Bennet è un bambino solo e impopolare, la notte di natale riceve in regalo un orsacchiotto di peluche che battezza Ted, un surrogato di quell'amico che ha sempre desiderato e tale è la forza del bimbo affinché il suo confidente di pezza possa parlare che il miracolo avviene e Ted prende vita divenendo persino una celebrità dell'epoca.
Trent'anni dopo i due sono ancora amici inseparabili, coinquilini dediti all'alcool, marijuana e telefilm anni 80 ma questo stile di vita scellerato e immaturo mette a repentaglio la relazione che John (Mark Wahlberg) da qualche tempo ha instaurato con la splendida Lori (Mila Kunis).
La sua girlfriend arriverà a porlo dinanzi ad un ultimatum terribile: abbandonare il suo teddy bear e crescere, oppure rinunciare per sempre a lei e il loro futuro insieme.

SethMacFarlane è il celebre autore di serie d'animazione cult come I Griffin, American dad e The Cleveland show che come MattGroening con i suoi Simpons e Trey Parker con l'iconosclasta SouthPark prima di lui hanno rivoluzionato la cultura televisiva, soverchiandone i cliché , spazzando via le convenzioni ed abbattendo molti tabù all'insegna del politicamente scorretto.
Ora effettua il grande passo sul grande schermo con una sceneggiatura originale che mantiene il suo caratteristico stile feroce e ricco di trovate volgari e geniali seppur innestandosi all'interno di una narrazione estesa che a tratti reprime questa verve dissacrante per piegarsi alle logiche narrative hollywoodiane. Ed è proprio qui che la pellicola paga dazio.
Infatti se da un lato abbiamo una prima parte esplosiva, piena di gag incalzanti e con un ritmo sostenuto, grazie soprattutto alla la capacità dell'insolito duo Mark Wahlberg/Ted (la cui voce originale è proprio di MacFarlane) di affiatamento ed empatia ai massimi livelli. Dall'altro lato invece fa' da contraltare una seconda parte lenta e farraginosa, che s'inceppa tra i meccanismi arrugginiti della rom-com perdendo e sfilacciando spesso i fili della vicenda che sino ad allora si era rivelata scoppiettante e profondamente scorretta, finendo per procedere verso binari buonistici tipici da happy ending come se la produzione avesse calcato la mano e costretto la sceneggiatura a imbarcarsi verso i lidi sicuri del lieto fine.

Detto questo c'è da dire che la commedia ha molte frecce al suo arco ed in tempi magri per il genere (per intenderci è il genere di film che i padri della commedia scorretta, i fratelly Farrelly non faranno mai più) la creatura di MacFarlane - che ha spopolato al box office americano in estate e si è difesa egregiamente anche da noi - è una gradita sorpresa, oltreché un memorabilia e un tributo alla cultura pop anni 80 (nintendo, star wars, flash gordon), rinverdisce una formula narrativa abusata che sembrava al capolinea donandogli un nuovo slancio e ulteriori possibilità narrative che accogliamo come manna dal cielo in attesa di una seconda prova più coraggiosa, cattiva e robusta e conoscendo il geniaccio americano possiamo aspettarci di tutto.
Nel frattempo attenderemo la notte dei prossimi oscar che sarà diretti e presentata da lui e sarà l'ennesimo banco di prova e un'occasione ghiotta dinanzi al grande pubblico da sfatare e dissacrare.


VOTO 7

venerdì 5 ottobre 2012

Le serie tv da non perdere 2012

HOMELAND - Caccia alla spia  @trailer

La miglior serie Thriller che racconta l'America post 11 settembre fresca trionfatrice agli ultimi Emmy Award 2012 con cinque statuette tra cui miglior serie drammatica, e migliori attori protagonisti, la coppia Claire Danes e Damian Lewis. La Danes interpreta Carrie Mathison, ufficiale della CIA convinta che il marine Nicholas Brody (interpretato da Damian Lewis), che fu detenuto da Al-Qaeda come prigioniero di guerra, faccia parte di una cellula dormiente e che sia un rischio per la sicurezza nazionale.Politicamente risonante, emotivamente straziante e avvincente da guardare a ritmo di jazz malinconico.


 NEW GIRL@trailer

Una delle miglior sit-com in circolazione che fa leva tutta sull'estro e la simpatia travolgente dell'attrice e musicista indie Zooey Deschanel che interpreta la stravagante e Jessica "Jess" Day, che dopo l'improvvisa rottura con il suo storico fidanzato si ritrova a dividere l'appartamento con tre ragazzi sconvolgendo le loro giornate con il suo umorismo e la sua imprevedibilità. Nomination ai Golden Globe 2012 come miglior serie commedia e miglior attrice per una serie commedia.





THE GAMES OF THRONE - Il trono di spade@trailer

Una delle serie di culto, tratto dal ciclo di romanzi fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin campione d'ascolti negli USA e in Italia. Ambientazione fantasy, attori formidabili, dettagli accurati, intrighi, sangue e sesso a iosa in uno script non banale ricco di suspense e colpi di scena  la decretano tra le migliori serie della stagione. Adatto anche ai non amanti del genere.










venerdì 10 agosto 2012

Un amore di gioventù


Regia: Mia Hansen-Løve
Distribuzione: Teodora Film
Sceneggiatura: Mia Hansen-Løve
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Marion Monnier
Scenografie: Mathieu Menut
Costumi: Bethsabée Dreyfus
Con: Lola Creton, Sebastian Urzendowsky, Magne Havard-Brekke
Durata: 110'









Camille (Lola Creton) ha 15 anni, Sullivan (Sebastian Urzendowsky) 19. Il loro amore, nato durante l’estate, è intenso e passionale, ma Sullivan parte per il Sudamerica e Camille si ritrova sola. Gli anni passano e la ragazza non sembra riuscire a dimenticare, finché non conosce un maturo architetto di cui diventa assistente e amante. Ma proprio quando tutto sembra andare per il meglio, Sullivan si riaffaccia nella sua vita...

L'estate è un periodo sterile per il botteghino ma assai florido per recuperare ed assaporare le piccole pellicole indipendenti come questo gioiellino francese che in altri periodi dell'anno avrebbe avuto difficoltà ad emergere nel vasto oceano di uscite cinematografiche.
“Un amour de jeunesse” (questo il titolo originale) è il terzo film della giovane regista parigina, classie 1981, Mia Hansen-Løve - che abbiamo imparato ad apprezzare con il suo precedente lavoro “Il padre dei miei figli” - che conclude una sorta di trilogia della separazione nata spontaneamente.
La cineasta francese ha quel tocco ispirato e poetico, quel dono di saper raccontare splendidamente le storie d'amore. La passione, il dolore, la confusione, la vitalità e l'amarezza sono dipanate con agevole maestria traendo linfa dalla lezione del cinema d'autore classico francese, nouvelle vague in primis. Non faticheranno i cinefili più scaltri a scovare gli omaggi a Godard (nei titoli di testa) Rohmer (nei pedinamenti e l'indagine amorosa) Bresson ( e la sua contemplazione dell'invisibile) e l'immancabile Truffaut ( lo sguardo ad altezza di fanciullo).
La Hansen-Løve affresca con delicatezza l'amore fou giovanile con devozione e passione, dipinge i paesaggi alla Monet con le sue inquadrature, e accarezza i volti acerb e innocenti dei due protagonisti immersi in un'atmosfera votata al realismo, che traspare dalla fotografia, i dialoghi particolareggiati e il sonoro dell'ambiente.
Un film sincero, tenero e vibrante che procede con soffusa reticenza, senza colpi di scena, senza dramma, ma con un turbinio leggero di emozioni soffocate e languide che galleggiano ina una sorta di tempo sospeso, una sorta di presente atemporale in cui i personaggi si muovono e si evolvono, come se fossero filtrati dalla patina del ricordo.
Una storia romantica, un racconto di formazione amorosa che sembra appartenere ad una altra epoca, una meraviglia per gli occhi ed il cuore, nonché l'ennesimo splendido film francese.

VOTO 7,5

mercoledì 6 giugno 2012

In Time


Regia: Andrew Niccol
Distribuzione: Medusa
Sceneggiatura: Andrew Niccol
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Zach Staenberg
Scenografie: Vlad Bina
Musiche: Craig Armstrong
Costumi: Sarah Akhteh
Con: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Olivia Wilde, Johnny Galecki
Durata: 109'








“Il tempo è danaro” recita un vecchio adagio ma se davvero in un futuro prossimo l'intero sistema economico e sociale si basasse sul tempo come moneta?
E' questo l'intrigante incipit da cui parte il regista e sceneggiatore di culto Andrew Niccol, autore dello script di The Truman show e dietro la macchina da presa nei film cult Gattaca – La porta dell'universo e Lord of War, che dopo sei anni d'assenza torna con un nuovo action-movie futuristico in cui le realtà manipolate e l'antropologia fantascientifica, suoi temi dominanti, vengono riproposte sullo schermo all'interno di una società futuribile in cui l'umanità è sottoposta ad una "struggle for life" frenetica e inquietante .
Questa volta sceglie come protagonista la stella del pop Justine Timberlake che interpreta l'intrepido Wills Salas, un giovane abitante di un futuro distopico in cui il gene dell'invecchiamento è stato debellato. Allo scattare del venticinquesimo anno d'età si smette d'invecchiare e sul braccio di ognuno appare un countdown con i giorni, le ore e i minuti che mancano alla fine della propria esistenza. Will abita con la madre in un quartiere povero in cui la corsa alla sopravvivenza è giornaliera, ogni mattina ha solo 22 ore per lavorare e cercare di guadagnarsi altro tempo prezioso per vivere ancora un giorno. A qualche miglio di distanza pero' c'è la società perfetta dei miliardari di New Greenwich con all'attivo centinaia di anni e più da spendere che ambisce all'eternità e vive giornate oziose lontane da pericoli per timore di perderla.

All'interno di una società futuribile e una divisione architettonica rigorosa degli spazi, Niccol s'interroga nuovamente sul destino dell'umanità, in cui smettiamo di essere persone e diventiamo merce, scambiabile e trattabile nel mercato della vita. Come già nel suo piccolo capolavoro sci-fi di qualche anno fa, Gattaca, la società è suddivisa in due classi, i poveri mortali e i ricchi immortali, scartando l'ipotesi di superiorità genetica per propendere verso quella socio-economica come disuguaglianza sociale. Lo spunto di partenza è stimolante e conturbante ma il risultato finale non è all'altezza delle aspettative. I contenuti etici, morali ed estetici non vengono approfonditi a dovere a discapito di una spettacolarizzazione eccessiva e a volte perfino fuori luogo. Nel dipanarsi la storia perde mordente ed originalità cadendo nel convenzionale e nella prolissità avvitandosi su sé stesso con conseguente prevedibilità dello sviluppo narrativo che alla lunga risulta farraginoso e asettico.
Justin Timberlake e Amanda Seyfried dal canto loro non hanno il carisma e l'appeal necessario per reggere la pellicola e contribuire a dare spessore alla psicologia dei personaggi.
Quella che poteva ambire a diventare una nuova pellicola di culto di genere si rivela un ordinario film d'intrattenimento di fantascienza, come un amante gentile che seduce, illude ed abbandona presto.


VOTO 6